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CGIL: “UN ALTRO ANNO AMARO PER I MOLISANI”

Che il Molise sia una Regione in difficoltà lo dimostrano ormai da anni, sempre e in ogni occasione, i dati e le ricerche degli istituti nazionali di statistica. Tante le analisi e tante le perplessità rispetto ai dati che vanno dallo spopolamento progressivo e inarrestabile dei cittadini, alla mancanza o carenza di infrastrutture, passando dalla crisi del lavoro , della sanità e dei trasporti, per citarne alcuni. Si tratta di una Regione che perde ogni anno circa 2.000 residenti, per la gran parte giovani, di una realtà dove cresce la disoccupazione di lunga durata e contestualmente peggiorano le condizioni di vita dei cittadini. Una Regione dove le famiglie subiscono la riduzione del PIL pro-capite e nel contempo devono fare i conti con un sistema dei servizi pubblici essenziali sempre più ridotto al minimo. Una regione, quindi, che rischia fortemente di perdere la propria autonomia. Una crisi che viene da lontano, ma che nessuno ha voluto affrontare con una seria programmazione. Sono saltati interi settori economici regionali, interi poli industriali e filiere ritenute da molti governanti obsolete. Eppure, esse hanno garantito per anni, migliaia di occupati, oltre 14 mila persone tra diretti ed indotto. E’ utile ricordare che dal 2008, il Molise ha perso circa 25 mila posti di lavoro in gran parte stabili e duraturi. Pur assistendo negli ultimi anni a piccoli segnali di ripresa, essi non sopperiscono alla pesante perdita occupazionale subita né in termini numerici né in termini qualitativi, poiché trattasi di lavoro pressoché poco stabile e con forte presenza di precariato.
Se a questi numeri aggiungiamo quelli derivanti dalle criticità del settore costruzioni , dei servizi e del commercio oltre che delle tante piccole aziende di cui non parla nessuno, e’ evidente che i fondamentali economici e sociali per questa terra sono traballanti. La frettolosa dismissione delle partecipate regionali e la mancanza di idee e programmi su nuovi settori di programmazione e sviluppo, hanno fatto il resto. Forse non si riesce a comprendere che il Molise si salva solo se riusciremo a far ripartire la crescita e l’economia con la creazione di nuove opportunità di lavoro. Manca totalmente una capacità di sintesi sul futuro del territorio, sulle sue potenzialità e sulle azioni da intraprendere per il rilancio. Un dato è certo, in questi anni abbiamo perso competitività e lavoro e nessuno si è preoccupato di programmare e riconvertire, questa è la triste verità. Si è lavorato per singoli settori, una programmazione non trasversale e incapace di delineare ricadute strutturali.
Troppe volte abbiamo già ribadito che serve con urgenza un nuovo piano di sviluppo regionale: l’unico piano organico risale agli anni 70/80, e non può ancora rappresentare la realtà del nostro territorio. Parlare di “nuovo piano di sviluppo” significa quindi anche ridisegnare l’architettura complessiva della Regione, dal ruolo dei nuclei industriali, ai consorzi di bonifica, alle partecipate regionali, ecc. ecc. . Un vero piano di sviluppo presuppone una discussione anche, ad esempio, su come si intenda, senza equivoci, rendere fruibile il diritto alla salute garantito a tutti, se questo diritto passa attraverso la sanità pubblica di qualità (che deve essere potenziata) o se si vuole continuare con la politica del contenimento dei costi, nonché dei tagli e delle chiusure. Parlare di integrazione tra pubblico e privato convenzionato è una cosa, parlare di sostituzione ne è un’altra e parlare di chiusure e di riorganizzazione basata solo sui numeri e non sulle reali condizioni territoriali è ancora altra cosa.
Serve comprendere: quale riorganizzazione scolastica si ha in mente per rendere attuabile e migliorabile il diritto allo studio dei nostri figli, come rendere fruibili i percorsi formativi nel nostro territorio e in che modo si debba garantire la presenza degli istituti scolastici nei territori disagiati.
Un nuovo modello di sviluppo passa anche attraverso la riorganizzazione del servizio di trasporto e mobilità regionale. Serve anche in questo caso un’azione di riorganizzazione strutturale, evitando di pensare che il problema atavico del trasporto si possa affrontare con piccoli accorgimenti e fughe in avanti che non servono.
Questi temi sono ormai noti da anni, le analisi e l’elenco dei problemi sono oggetto di discussioni senza fine. Ad ogni campagna elettorale tornano prepotentemente alla ribalta tante ricette e soluzioni semplici pronte per rilanciare il Molise, tanti documenti che parlano di lavoro e sviluppo ma, passato il momento elettorale, sono questioni che finiscono ai margini dell’azione politica e puntualmente, le aspettative diventano speranze e poi spesso delusioni.
Di cosa parliamo allora? Sembra quasi che si voglia mantenere questa terra in perenne criticità. Non possiamo nemmeno parlare di assenza di risorse: negli ultimi 15/20 anni, tra programmazione comunitaria, patti territoriali, risorse ordinarie, terremoto, alluvione, patto per il Molise, piano per le infrastrutture, riconoscimento dell’area di crisi e altro ancora, sono arrivate ingenti risorse e dovremmo aver realizzato un sistema regionale efficiente, attrattivo per il mondo delle imprese e del lavoro oltre che ad una qualità della vita migliore per i cittadini molisani.
Eppure i numeri dicono il contrario: sempre più settori e aziende in crisi, sempre più ex lavoratori senza alcun sostegno economico, senza risorse adeguate per le “famose” politiche attive, sempre più cittadini che emigrano, sempre più aree interne in difficoltà, sempre più infrastrutture viarie e territoriali chiuse e in emergenza, sempre più diritti di cittadinanza a rischio come il trasporto e la sanità. Questo dimostra che è mancato un vero piano organico di sviluppo, lo stesso che rischia ancora oggi di non esserci se pensiamo a quanto sta avvenendo per la ZES, il CIS, la nuova programmazione comunitaria 2021/2027. Assenza di informazione e di dibattito, scarso coordinamento e condivisione (se non quella obbligatoria) tra il partenariato e una mancanza di strategia che, pur in presenza di più risorse comunitarie, non consentirà alcuna ottimizzazione degli interventi.
Se il Molise vuole avere una chance, serve una azione corale e una condivisione univoca, dove ciascuno deve fare la propria parte, compattando le forze in campo e lavorando per una pianificazione seria a tutti i livelli istituzionali. Come sindacato lo abbiamo sempre detto: pensare che da soli con queste premesse, con un contesto nazionale ed europeo difficile e senza un minimo di idee condivise sul da farsi, si possa affrontare il 2020 e gli anni futuri in maniera tranquilla, è pura follia.
In questi giorni di festa, sarebbe utile riflettere sullo stato del Molise, sulle condizioni di chi lavora, dei diritti negati, dei disoccupati e dei precari, dei tanti che dovranno rinunciare anche alle piccole cose ed iniziare ad impostare un operato condiviso capace di spendere le risorse e dare un minimo di certezze e di futuro ai molisani, sempre che questo sia la vera volontà di chi amministra a tutti i livelli.

Di admin

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