Home / Territorio / Campobasso, si è spento don Giovanni Diodati

Campobasso, si è spento don Giovanni Diodati

Non ce l’ha fatta don Giovanni Diodati, parroco della chiesa di San Paolo di Campobasso a superare il brutto male che da qualche tempo lo aveva colpito. Don Giovanni si è spento nella serata di ieri, presso l’Hospice di Larino dove era ricoverato da qualche tempo a seguito di un brutto male. Era nato a Campobasso e, dopo avere lavorato per un breve tempo alla Soprintendenza, aveva deciso di abbracciare la fede lavorando, poi, con intensità di fede per la parrocchia assegnatagli. Don Giovanni Diodati per un ventennio è stato il cappellano della Questura di Campobasso e della Scuola di Polizia “Giulio Rivera”. Conosciutissimo in città era soprattutto il parroco dei giovani, da sempre guida spirituale degli allievi della Polizia di Stato che si sono succeduti presso l’istituto di formazione di Campobasso. Ma era l’attenzione data ai bambini con le attività pomeridiane, i campus estivi, la partecipazione corale a rendere ancora più forti le sue azioni all’interno della parrocchia. Sempre pronto e disponibile per una parola di vicinanza e di conforto, don Giovanni era uno dei punti fermi della Chiesa campobassana. La camera ardente si avrà a partire dalle ore 13 nella Chiesa di San Paolo e alle ore 17 si svolgeranno i funerali.

Di admin

Potrebbe Interessarti

Carceri in Molise, pericoloso sovraffollamento

Le carceri sovraffollate sono un problema enorme, anche in Molise. BE gli ultimi casi di …

12 commenti

  1. Gianpaolo Mazzuccato

    Vuoto incolmabile, persona e sacerdote di grande spessore. Che il suo esempio sia seguito da tutti noi e funga da fecondo stimolo per sante vocazioni sacerdotali e religiose, di cui la città ha estremo bisogno. Don Giovanni, grazie di tutto. Riposa nella pace eterna del Signore e veglia sulla città di Campobasso. Che Dio ti abbia in gloria. Amen.

  2. Caro Don Giovanni, ho fatto parte del gruppo RNS della sua parrocchia, e mi ricordo della sua briosità e del suo spirito di intraprendenza, pressoché sconosciuti ad una città addormentata. La vita mi ha portato altrove, ma tutte le volte che sono tornata a Campobasso, ho avuto modo di apprezzare quanto da lei messo in atto per le chiese di San Paolo e di San Bartolomeo. Anche il sito della parrocchia è segno di una mente attiva e proattiva. Non doveva accadere, ma siamo impotenti dinanzi a certi accadimenti. Sicuramente è andato a star meglio lassù. Noi pregheremo per lei, ma lei preghi per noi e per una città che sta avendo pericolose derive. Arrivederci e grazie di cuore.

  3. La città perde un pezzo di sana e intelligente spiritualità, simpatia, schiettezza, intraprendenza, coerenza con il proprio credo. Il grande vuoto lasciato sia stimolo per tutti i campobassani a costruire una città più spirituale, coesa, solidale. Non si vuole mai accogliere certe notizie, ma forse queste diventano un segno messo sul nostro cammino perché apriamo gli occhi. Ciao, don, speriamo di rivederci.

  4. Arianna Silvestri

    Solitamente si coprono di inutili panegirici le persone che ci lasciano. Io posso solo dire che, pur non essendo una parrocchiana, ogniqualvolta mi confessassi da lui trovavo un validissimo supporto, un approccio RAZIONALE alla fede che mi permetteva di ragionare, e quindi di formare certe convinzioni in modo concreto e stabile. Avevamo bisogno della sua presenza, anche perché, da quando non abbiamo più i seminari diocesani in regione, stiamo perdendo la freschezza vocazionale, e lui era uno che certi profumi te li trasmetteva. Caro don Giovanni, nel ringraziarti per la tua presenza ed efficace azione tra noi, ti chiedo di vegliare sulla città di Campobasso, che si sta perdendo in pericolosi meandri criminali, legati alla cultura e al relativismo del transgender, molto poco propensi a dare diritto di replica a chi la pensa diversamente, in una deriva che definire dittatoriale non è sbagliato. Veglia sui giovani campobassani e sulle loro famiglie, i primi perché si accostino o riaccostino alla fede dopo periodi di incertezza e mode agnostiche, i secondi perché escano dalla latitanza e tornino a svolgere il ruolo di educatori. Che l’Onnipotente ti stringa nel Suo eterno abbraccio e si serva ancora di te per fare del bene. Con stima e affetto.

  5. Piergiorgio Costantini

    E’ vero, Don Giovanni aveva una marcia in più. L’ho sempre pensato. E’ pressoché impossibile usare l’imperfetto riferendosi ad una persona così “riempitiva”, quindi utilizzo il presente per dire: carissimo Don Giovanni, dirti grazie non bilancia il bene che tu hai fatto in tutti questi anni. Veglia sulla tua città, fa’ che la gente e soprattutto i giovani si riavvicinino alla fede, in un processo di discernimento razionale che gli faccia comprendere quanto limitante e poco intelligente sia essere scettici. Intervieni con il Signore e con il patrono della tua parrocchia nonché padre della Chiesa, San Paolo, perché il capoluogo regionale si discosti da pericolose derive secolarizzanti e riscopra la sua vera identità. Ora sei nel luogo della verità: trasmettine un po’ anche a noi. Ciao, Don.

  6. La città perde un pezzo di se stessa, il più autentico. I campobassani, già sterili di natura sotto tanti punti di vista, adesso, se non vogliono diventarlo ancora di più, devono semplicemente rimboccarsi le maniche e continuare, ma anche diffondere l’opera di Don Giovanni. L’incredulità per l’accaduto lasci spazio all’azione, in nome del bene della collettività, non solo parrocchiale. Mi unisco, inoltre, alla speranza che l’operato del sacerdote sia il seme fecondo di tante nuove vocazioni presbiterali, soprattutto nella città di Campobasso.

  7. Maria Rita Belloi

    Carissimo Don Giovanni, sicuramente sei andato a star meglio, lontano da una città inariditasi sul conformismo dell’agnosticismo, individualismo, materialismo, relativismo dell’essere umano e dei concetti di genere maschile e femminile. Come gli altri lettori, ti prego perché tu preghi per noi, scusa per il gioco di parole. Veglia perché siamo più collaborativi, perché continuiamo la tua opera anche in altre parrocchie, perché ci mettiamo la faccia quando si tratta di evangelizzare e far riscoprire a noi stessi e agli altri il fresco profumo della vera libertà che nasce dalla fede in Cristo, che non è una fede fatta di paletti o di “signor no”, ma di rispetto per l’essere umano. C’È stata un’altra strage di cristiani in Burkina Faso: una banda di bestie che credono in Allah hanno ucciso dei fedeli in processione nel giorno della Madonna di Fatima, il 13 maggio. Prega anche, insieme a noi, perché queste persecuzioni abbiano fine, e perché le nuove, più subdole forme persecutorie presenti in Europa, che vanno sotto il nome di relativismo, lascino il posto alla riscoperta consapevole e ragionata di quello che è il vero bene dell’uomo. Prega insieme a noi per una Campobasso più unita, proattiva e identitaria. Grazie di cuore. Che tu possa godere della gloria di Dio.

  8. Annamaria Palmieri

    Che questa Campobasso ormai brutta dentro e fuori faccia un passo indietro, si fermi a riflettere sui propri errori e non abbia la memoria corta, ma continui instancabilmente l’opera del caro Don Giovanni. Ognuno di noi nel luogo in cui vive, nella parrocchia a cui appartiene, con determinazione e coesione. GRAZIE, Don Giovanni, ci ritroveremo, lo so.

  9. Annamaria Palmieri

    “Così risplenda la vostra luce al cospetto degli uomini, affinché veggano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo, 5:16). Questa è l’eredità lasciata da Don Giovanni: raccogliamola tutti, senza se e senza ma.

  10. Attilio Crescimbeni

    “Sia invece il vostro parlare sì sì e no no: il di più viene dal maligno” (Vangelo di Matteo, capitolo cinque, versetto trentasette): questo è il vestito che si attaglia a Don Giovanni, e che dovrebbe rivestire ognuno di noi, schiavi di un perbenismo controproducente e di un politically correct che sta mandando a rotoli la società. Come ha scritto un lettore su un altro giornale, questo inimmaginabile, indigeribile evento è una lezione per Campobasso, arida, asfittica di slanci morali e spirituali, incattivitasi fino ad odiare se stessa. Sono dei moniti molto forti che ci vengono lanciati, è inutile che tentiamo di mettere la testa sotto la sabbia o di irridere ad una tale interpretazione. Il livello di lettura che spetta a questo evento non può che essere questo.
    Ciao, caro infaticabile parroco, pregherò per te, ma anch’io ti chiedo di illuminare questo capoluogo inviluppato su se stesso, di farlo rifiorire moralmente e spiritualmente, di fargli riacquistare il senso delle cose. Ti saluto con affetto, ma solo per un po’. Che tu possa stare nella schiera di chi gode della visione celeste.

  11. Donatella Autieri

    Ritengo anch’io che questo tragico evento non si sia verificato casualmente, ma sia una prova perché i campobassani capiscano che cosa stanno facendo e dove stanno andando. Capendolo, devono tirare il freno a mano prima di precipitarsi in un burrone. In questa città asfittica sotto tutti i punti di vista, si consuma l’ennesima erosione di un puzzle ormai con poche tessere. Se si ha ancora un barlume di intelligenza, ci si deve fermare e cambiare rotta.
    Grazie con tutto l’affetto di cui sono capace, Don Giovanni: rimani in Dio e lascia che Dio rimanga in noi, ispirandoci nelle nostre azioni quotidiane. Un abbraccio.

  12. Davide De Castris

    La perdita è enorme, e si stenta a credervi. Non doveva succedere. Accompagno con le preghiere il pensiero a questo sacerdote che si discostava dalla norma in un contesto, come quello campobassano, appiattito sil devozionismo, sulla mancanza di studio dei testi sacri, sulla scarsa coesione ed intraprendenza, sull’aridita spirituale di tanti adolescenti, conseguenza di quella dei loro genitori, latitanti su molti fronti. Mi auguro che anche don Giovanni preghi per tutti noi e interceda perché diventiamo migliori, più aperti alla luce della Parola, l’unica che dà dignità e libertà all’uomo. Un abbraccio, don Giovanni!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *