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Campobasso rischia grosso. Il duo regionale Fanelli/Facciolla contro i progetti del Contratto istituzionale di sviluppo

I progetti accolti e approvati nell’ambito del Contratto istituzionale di Sviluppo (Cis) possono essere un eccellente volano per dare impulso al tentativo di ripresa economica della regione. Su questo principio non tutti sono d’accordo, però. Non lo sono i consiglieri regionali del Pd Fanelli/Facciolla che ne contestano i criteri della scelta e l’approvazione. Diffondere sul territorio una serie d’interventi migliorativi delle condizioni strutturali e della gestione delle realtà locali pare non sia nelle corde politiche/amministrative dei due del Pd non solo per il modo e il metodo adottati per essere stati scelti quanto, e soprattutto, perché vanno a frantumare la possibilità da essi sostenuta: utilizzare i 220 milioni disponibili per il Molise in favore di un’unica opera d’importanza strategica da tempo indicata nel primo miglio (dicono proprio così –ndr) del potenziamento della strada statale 647 (Bifernina).Qui occorre un inciso in materia di viabilità, per dimostrare come le idee e le decisioni siano facilmente controvertibili. Fanelli con l’incarico di segretaria regionale del Pd, Facciolla come vice presidente della giunta di centrosinistra sotto l’egida di Paolo di Laura Frattura hanno condiviso e approvato la rinuncia all’Autostrada del Molise (progetto in joint venture) che avrebbe risolto definitivamente l’isolamento della regione mettendola in diretta relazione con la sponda tirrenica e quella adriatica, aperto un nuovo orizzonte allo sviluppo delle relazioni interregionali e alle attività industriali. Non paghi di ciò che nel corso del tempo si rivelerà un marchiano errore strategico, politico e amministrativo il due, oggi che sono sparuta minoranza, deresponsabilizzati e, quindi, demagogicamente “battitori liberi”, in materia di viabilità si sono proclamati paladini del potenziamento della Bifernina. Cioè, dopo aver rinunciato ai 400 milioni di euro stanziati dal Cipe per l’Autostrada del Molise, vorrebbero che i 220 milioni di euro del Cis venissero dirottati per migliorare la sicurezza e la velocità di percorrenza di quell’arteria che mostra i segni dell’insufficienza e dell’inadeguatezza. Concetto sussidiario, il loro, dell’oggettiva necessità, per il Molise, di una struttura viaria che lo liberi dall’isolamento. Era a portata di mano e l’hanno fatta inabissare. Pertanto, quando, e se si farà un’analisi storica delle “mattane” politiche/programmatiche che hanno sistematicamente vanificato i tentativi strategici per sollevare il Molise dall’isolamento, dalla marginalità e dell’incidenza, il concetto di viabilità del duo Fanelli/Facciolla potrà concorrere per il primato. Comunque, dovesse accadere che nel novero delle mediocrità politiche che ristagnano in Consiglio regionale, i progetti del Cis vengano messi in discussione, la Città di Campobasso sarebbe l’amministrazione maggiormente penalizzata. Penalizzata nel momento in cui ha rotto i lacci e i lacciuoli che l’hanno tenuta legata ai bassifondi della considerazione istituzionale di capoluogo di regione, e s’è affidata a un movimento politico non compromesso, che dichiara di volere il cambiamento e la trasparenza. Non solo dichiara, applica. Il sistema di parcheggio e di mobilità progettato per valorizzare la vivibilità e l’accessibilità del centro storico, pur non essendo del tutto originale (ne hanno parlato e deliberato la giunta comunale del tempo, presieduta da Nunzio Ruta, e il soprintendente Antonio Giovannucci), ha il crisma dell’eccezionalità, della lungimiranza, della modernizzazione, insomma il crisma del cambiamento di prospettiva per la città e per i cittadini. Cambiamento di prospettiva è anche il collegamento della Frazione di S. Stefano alla Bifernina attraverso la Fondo valle Rivolo. Il sindaco Gravina è bene stia sul pezzo con gli occhi aperti e le orecchie tese, pronto a intervenire in difesa dell’interesse collettivo che gli è stato affidato dalla maggioranza dei cittadini. Magari, se ne sono capaci, sorretto anche dai consiglieri regionali, pentastellati di Palazzo D’Aimmo. Perché degli altri, la storia patria insegna, non c’è da fidarsi.
Dardo

Di admin

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