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Campobasso, il centrodestra s’infrange sugli scogli. Gli errori delle segreterie dei partiti

Il centrodestra sbatte il muso a Campobasso. Con responsabilità politiche evidenti. Con responsabilità che dovrebbero vedere, almeno, un’analisi politica all’interno delle tre formazioni canoniche della coalizione. In causa, dovrebbero essere chiamati i responsabili delle segreterie di Lega, Luigi Mazzuto, di Forza Italia, Annaelsa Tartaglione e di Fratelli d’Italia, Filoteo Di Sandro. Guarda caso, tutti di Isernia e lontani, dunque, dal sentire del territorio. L’assenza di un leader nel centrodestra a Campobasso ha portato ad una sconfitta che non era nemmeno ipotizzabile. La storia. Il tavolo romano dei partiti del centrodestra impone dall’alto le candidature. Anche perché, sul territorio regionale, i tre partiti della coalizione, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, preferiscono accodarsi. In silenzio. Non ritenendo, nemmeno, di raccogliere l’invito che, pure, veniva dalle altre forze civiche di scegliere i candidati attraverso le Primarie. Sul tavolo, diversi i nominativi. Ma, niente Primarie. Dai tavoli romani, così, saltano fuori le indicazioni per il candidato sindaco di Lega, per Campobasso, Alberto Tramontano e di Forza Italia, Francesco Roberti per Termoli. Con polemiche e cambio in corsa, però, del candidato per Campobasso. Da Tramontano a Maria Domenica D’Alessandro. Un’imposizione che non tiene conto del territorio né che si tratta di candidato a sindaco debole e non facilmente riconoscibile dall’elettorato. Né, tantomeno, in grado di fare massa nella coalizione e creare i giusti e dovuti entusiasmi. A Campobasso, il candidato sindaco Maria Domenica D’Alessandro al primo turno, prende il 10% in meno dei consensi rispetto alle liste. Va al ballottaggio. E, qui, non c’è confronto con il candidato pentastellato sui temi della città. E la partita termina 69 a 31. Un naufragio le cui responsabilità sono solo politiche. Solo di chi avrebbe dovuto scegliere il capitano del vascello e ha preferito, invece, affidarsi alla ventura. Perché, tanto, si sarebbe vinto comunque. Perché, tanto, con quanti imbarcati dall’altra sponda politica si sarebbe arrivati alla meta. Presunzione, arroganza, senza di una visione della realtà cittadina? Sta di fatto che il vascello ha battuto sugli scogli ed è affondato. Ma non dovrebbero uscire di scena, anche, quanti hanno determinato tutto questo?

Di admin

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Un Commento

  1. Annamaria Palmieri

    Questo è vero, ma sono vere anche altre due cose: in primis, il fatto che l’esponente di centrodestra, per quanto potesse costituire una novità in qualita’ di donna ed in quanto persona che non si è mai affacciata sulla scena politica, non avesse una dialettica convincente (studiatevi il De Oratore di Cicerone per capire meglio). In secondo luogo, il fatto che non si può pretendere di farsi conoscere alla cittadinanza un mese e mezzo prima: le cose vanno preparate mesi e mesi prima! Faccio fatica a credere che non si sia ponderato questo aspetto, ma si sa, Campobasso è una città sui generis. Infine, voto disgiunto, legge elettorale poco chiara, venir meno dell’ideologia hanno completato il quadro. Che chi ha votato colei che difende la famiglia naturale (l’unica, tra l’altro), l’identità nazionale, i valori cristiani, il concetto di sicurezza, voti poi chi tutto questo lo nega, ossia i cinquestelle, deve essere fortemente diviso psicologicamente, per usare un eufemismo. Se prima questa città era isolata, perché con il suo atteggiamento si è attirata l’isolamento, adesso lo sarà ancor di più nel panorama nazionale. C’è una misura nelle cose, diceva un celebre poeta latino: a Campobasso è stata oltrepassata.

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