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CAMPOBASSO: il capoluogo immaginario di Vincenzo Niro

L’accredito politico dell’assessore regionale ai trasporti Vincenzo Niro non conosce ostacoli nel Molise. A Campobasso ha realizzato l’accrocco elettorale che dicono possa essere vincente con Maria Domenica D’Alessandro, vista anche la esiguità delle liste di sostegno in favore di Antonio Battista, di Roberto Gravina, di Paola Liberanome e di Orlando Iannotti. La lista “Popolari per l’Italia” personalmente diretta e allestita da Niro è la più densa di “personalità (!)” e di “personaggi (!)” che si sono distinti per salto della quaglia, per voltagabanismo, per l’uso e l’abuso dei biglietti di andata e ritorno da sinistra a destra e da destra a sinistra, gente di peso (elettorale), di accreditato clientelismo, di tempestivo opportunismo, elementi, questi, poi messi in atto a fini personali che agli occhi di Niro – udite! udite! – corrispondono a “ personalità navigate”. Tant’è. Quella gente infatti è tanto navigata da essere stata eletta a sinistra, poi a destra, di nuovo a sinistra per tornare destra. Una giostra attorno alla quale elettori  consenzienti si sollazzano a comporre e a scomporre maggioranze e sindacature le cui finalità si sono realizzate in abusi edilizi, licenze commerciali ad libitum, consulenze, incarichi di sottogoverno. L’arte trasformistica e popolana applicata alla politica ha fatto pagare e farà pagare un pegno insopportabile alla città. Che alcuni di coloro scesi in campo per la conquista di Palazzo san Giorgio dicono di amarla, altri si propongono di continuare a sfruttare, altri di blandirla con la sottesa speranza di sollevarla dal degrado in cui è finita e rischia ulteriormente di finire. La lista di Niro è l’emblema del trasformismo e dell’opportunismo: compagni di viaggio dell’elettorato privo di ideologie e ricco di credulità, elevati a valori morali. Finanche Michele Iorio, che ricordiamo essere stato democristiano di sinistra, in questa tornata elettorale, per opportunismo e per necessità di sopravvivenza politici, è finito a destra, alleato di Raffaele Fitto e Giorgia Meloni. Ebbene, anche lui, nell’aggregare transfughi e nel raccattare novelli kamikaze alla politica dell’apparire e del non essere, non è stato alla pari di Niro. Al quale, nella ormai incontenibile ascesa di popolarità e di potere, nell’enfasi della presentazione dei 32 aspiranti consiglieri della lista “Popolari per l’Italia” non è mancato l’ardire di esprimersi in questi termini”: “Campobasso deve tornare a recitare il ruolo di capoluogo di regione visto che qualcuno spesso se ne dimentica”. A parte il fatto che il primo ad essersene dimenticato è stato proprio lui nel corso della sua lunga permanenza alla Regione nei ruoli di presidente del consiglio e di assessore,  Campobasso non ha mai potuto “recitare” (avremmo preferito dicesse esercitare! – ndr) il ruolo di capoluogo, in quanto glielo ha impedito la Regione negandole, con il “No” all’Autostrada del Molise, una viabilità di accesso veloce e sicura, una dotazione strutturale adeguata a quel ruolo (ovvero la sede regionale unica; un sistema di trasporto extraurbano efficiente; una rete sanitaria pubblica prevalente su quella privata; un servizio di trasporto urbano da rendere ai pendolari, agli utenti degli uffici regionali disseminati da un capo all’altro del territorio urbano, alla popolazione universitaria, alla stessa università). Negandole un piano organico di finanziamento straordinario di manutenzione e sviluppo della città, la revoca della legge regionale 30 (il Piano casa) che ha generato l’indiscriminato  massacro edilizio e il consumo del solo. A Niro evidentemente piace vincere facile, tenendosi nel vago e furbescamente lontano dall’indicare attraverso quali strumenti tecnici, amministrativi e finanziari, quali servizi e strutture “recitare” il ruolo di capoluogo di regione.

Dardo

 

Di admin

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Un Commento

  1. Vorrei stigmatizzare un punto : le consulenze. Possibile che fra tutti i funzionari di comuni regioni e quant’altro non ci sia mai nessuno che possiede le competenze giuste nei vari campi professionali tanto da dover ricorrere a pagare alte prebende esterne? Eppure per essere assunti nella PA si dovrebbero superare concorsi e presentare curricula idonei e adeguati al tipo di funzione per cui si concorre, perciò si può ritenere che si possano trovare -in house – non dico proprio tutte le specializzazioni necessarie, ma almeno gran parte di esse. Anche un eventuale “straordinario ” dovrebbe sempre costare meno di una consulenza ammesso e non concesso che lavorando in un ente pubblico non si abbia proprio modo di preparare un progetto durante le ore lavorative senza diventare martiri del dovere

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