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Belle parole tante, ma fatti niente

Il presidente della giunta regionale Donato Toma è decisamente un presenzialista, con aperta vocazione mondana. Là dove c’è un incontro, un simposio, un evento c’è lui con l’aplomb dell’uomo di mondo: disinvolto, ciarliero e sorridente. Non ha mai tradito se stesso. Nemmeno recentemente a Bruxelles dove s’è recato per lanciare i prodotti dell’enogastronomia nostrana nell’ambito della sottomisura 3.2 del Programma di sviluppo rurale (Psr 2014-202) che riguarda il sostegno europeo alle attività di informazione e promozione svolta dalle associazioni  dei produttori nel mercato interno. Viaggio istituzionale, quindi, con tanto di cena ufficiale dopo la parte promozionale dei prodotti delle aziende molisane che hanno aderito ai seguenti regimi di qualità: olio extravergine di oliva “Molise”, salamini italiani alla cacciatora e caciocavallo silano a denominazione di origine protetta (Dop); vitellone bianco dell’Appennino a indicazione geografica  protetta (I.g.p.); vini a denominazione d’origine controllata (Doc), a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (Igt) e altre produzioni biologiche, con i rappresentanti della grande distribuzione belga.  Il tutto racchiuso in un protocollo predefinito e in un progetto finanziato, portato avanti, e gestito, con particolare attenzione. Iniziative simili e simili incontri si sono avuti anche nelle legislature precedenti, i cui risultati pratici, però, nel Molise nessuno ha mai quantificato e resi noti. Il processo di internazionalizzazione dei prodotti molisani non è di oggi, viene da lontano, ha visto milioni di euro impegnati, decine viaggi effettuati, incontri e cene internazionali celebrati ma, ripetiamo, sul piano pratico  non si hanno notizie su quanto abbiano inciso sullo sviluppo delle produzioni pubblicizzate e quanto sia cresciuto l’indice della loro esportazione. Per farci un’idea, vorremmo sapere, tutti,  la percentuale d’incidenza dei prodotti molisani sul mercato interno, nazionale e internazionale. Per ciò che risulta, la Regione si limita a spendere (quando li spende)  i finanziamenti europei, ad essere presente in giro per l’Europa e nel Mondo, ma non dispone di un piano a sostegno  della produttività e di un piano per la commercializzazione dentro e fuori il Molise della produzione locale. Ne sanno qualcosa i produttori di olio e di vino, che lo chiedono da sempre, ma è tutto il sistema agroalimentare che, a dispetto delle iniziative promozionali e i finanziamenti europei,  lamenta episodicità, improvvisazione e dilettantismo. La filiera  agroalimentare di Boiano è il cartello dimostrativo di quanto ci sarebbe da fare e non viene fatto. Queste cose dette e non raccolte, sebbene edulcorate dai comunicati degli uffici stampa della Regione, costituiscono il nutrito serbatoio delle critiche e delle richieste inevase. A Bruxelles, con Toma, ha preso parte anche l’assessore all’agricoltura Nicola Cavaliere. Che, detto tra le righe, è il meglio attrezzato degli assessori avendo ricevuto in eredità da Facciolla un Programma di sviluppo rurale abbastanza articolato, organizzato e spendibile. Non a caso della vecchia giunta di centrosinistra il solo Facciolla è sopravvissuto. In Belgio Toma ha dichiarato  che il Molise deve farsi conoscere e appuntamenti come quello di Bruxelles sono determinanti per le aziende molisane perché permettono ai produttori di casa nostra di mettersi in contatto con gli operatori dei mercati esteri. Identiche dichiarazioni (purtroppo) fanno parte della nutrita letteratura regionale per bocca  di Iorio, di Di Stasi, di Veneziale, di Frattura ed ora di Toma. Si conferma, cioè, che sì, gli eventi hanno una loro ridondanza, ma sul piano pratico “nisba”. D’altronde, ammesso che a conclusione dei vari incontri esteri la domanda dei prodotti molisani aumenti, si è  certi che di pari passo cresca anche l’offerta?  Se dopo Bruxelles si volesse dare notizia di quanto sia cresciuta l’esportazione di olio, di vino, di salamini e caciocavallo, di vitellone bianco dell’Appennino, saremmo profondamente grati della cortesia.

Dardo

Di admin

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Un Commento

  1. Annamaria Tersiani

    Anch’io sarei grata della cortesia, ma temo che questa non ci verrà mai resa. Basta con questa regione in quanto istituzione, non ha più senso!

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