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Alla Regione e al Comune di Campobasso le proroghe sono un vizio, una scelta o un abuso?

Non è la prima volta che affrontiamo l’argomento relativo alla “vocazione” di alcune pubbliche amministrazioni molisane a prolungare i contratti stipulati con ditte e società vincitrici o meno di appalti altrettanto pubblici, per l’erogazione di compiti e servizi o comunque diversamente assegnatarie. Il panorama è vastissimo; c’è solo l’imbarazzo della scelta. Naturale che le maggiori attenzioni le raccolgano le realtà istituzionali di frontiera, come lo sono la Regione Molise e il Comune di Campobasso. Campioni di prolungamenti contrattuali, esperti delle proroghe. Un istituto, questo, regolamentato dalla legge ma facilmente aggirabile se, come accade, di proroghe nella pubblica amministrazione molisana sono pieni gli uffici protocollo, i faldoni, i raccoglitori, la memoria dei computer, insomma l’armamentario burocratico in cui vengono custoditi gli atti amministrativi. Accade, dicevamo. E se accade vuol dire ch’è possibile che accada. Se, tra l’altro, alcuna autorità di controllo mette il becco, vuol dire altrettanto che si è nella regola, nella legittimità. La qualcosa, però, stride con il punto di vista dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) retta dal magistrato Raffaele Cantone, laddove viene ribadita l’eccezionalità della proroga, “il cui utilizzo – secondo il noto e celebrato magistrato – sottrae al confronto concorrenziale tutta la parte di contratto che viene proseguita attraverso il prolungamento”. Secondo Cantone la proroga può ritenersi ammessa, in ragione del principio di continuità dell’azione amministrativa, restringendo però tale possibilità a casi limitati ed eccezionali nei quali, per ragioni obiettivamente non dipendenti dall’Amministrazione, vi sia l’effettiva necessità di assicurare precariamente il servizio, nelle more del reperimento, con le ordinarie procedure, di un nuovo contraente. Non solo. Per l’Anac: “Fermo restando che ogni decisione di merito compete
all’amministrazione, ove quest’ultima optasse una proroga tecnica, la stessa dovrebbe protrarsi per il tempo strettamente necessario ad espletare la nuova procedura che dovrebbe essere già avviata al momento dell’adozione della proroga”. Giorni? Settimane? Mesi? Sarebbe ragionevole. Certo non anni. Eccezionalità e motivazioni sono pertanto i paletti di delimitazione dell’uso della proroga. Ma stando ai fatti, alla cronaca, ai dati statistici s’è scoperta una variegata, brillante letteratura che dell’eccezionalità e delle motivazioni più che una ragione tecnica/giuridica ne fa pagine di prosa immaginaria. Vista pertanto sotto questo aspetto, la faccenda prende ben altra dimensione oltre quella che la classifica atto di necessità, diventa il paravento dei provvedimenti che vengono presi per allungare l’esistenza dei contratti d’opera e, quindi, protrarre i vantaggi di chi li detiene. Ciò potrebbe equivalere a favoritismo, se non addirittura a una forma surrettizia di corruzione. L’ha più volte adombrato sempre Cantone. A Campobasso, il servizio del trasporto pubblico è in proroga da oltre 10 anni; da decenni è in vita la distribuzione del gas e il servizio della pubblica affissione si sta avviando sulla stessa strada; sono scaduti e prorogati i contratti per la gestione della rete elettrica e, a quanto pare, della depurazione delle acque luride. Se non scaduti, sono per scadere anche i termini della concessione dei parcheggi a pagamento. E anche per questo servizio esternalizzato sembra che in una delle tante forme adattative si profili la proroga. Perché si arrivi alla scadenza delle cessioni, delle concessioni, dei contratti senza una tempestiva e accurata azione di verifica e, quindi, una appropriata predisposizione di nuovi appalti, nuove cessioni, nuove concessioni è un problema assente dalle agende dei dirigenti, degli assessori, dei sindaci, dei presidenti. Una condizione silente; un preoccupante conformismo politico e amministrativo ammanta ogni cosa. Al Comune di Campobasso e alla Regione sussistono strutture tecniche e amministrative di livello dirigenziale tenute a rendere conto di ciò che accade nell’ambito del loro esercizio professionale e assumersene la responsabilità. Sempre che sia invocata e applicata, però. E siccome non risulta che siano in circolo azioni di responsabilità anche dinanzi a casi eclatanti di danno erariale, dobbiamo presumere che vivere e lasciar vivere sia la soluzione ideale per stare tutti sereni. Alla Regione, i sindacati di categoria sono costantemente sul piede di guerra per come viene gestito il trasporto su gomma, in particolare. Ma pur battendo il chiodo, nel corso di decenni non sono riusciti a modificare l’andazzo. Dalla Regione, leggendo la determina dirigenziale 3268 del 5 luglio 2019 (Servizio di call center sanitario- liquidazione canone periodo novembre-dicembre 2018) vien fuori un altro caso di allungamento contrattuale con importi notevoli (milioni di euro), per il quale non si rinvengono con chiarezza le cause che avrebbero impedito di espletare la nuova procedura che, stando a Cantone, sarebbe dovuta essere già avviata al momento dell’adozione del primo atto di proroga. Panta rei!
Dardo

Di admin

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Un Commento

  1. L’unica ragione che rende “valida” una proroga da un punto di vista strettamente politico è che , se va male , si può sempre incolpare chi ha preceduto, senza pensare che chi proroga AVALLA l’idea sottesa a ciò che viene prorogato ,il resto è aria fritta.

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