Tragedia di Capodanno a Crans-Montana: il padre di Giuseppe chiede giustizia
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Tragedia di Capodanno a Crans-Montana: il padre di Giuseppe chiede giustizia

Una richiesta di punizione esemplare per chi ha responsabilità nella tragedia di Capodanno a Crans-Montana, costata la vita a diversi giovani italiani. A parlare è Valentino Giola, avvocato milanese e padre di Giuseppe, il primo dei ragazzi feriti ad essere trasferito dalla Svizzera all’ospedale Niguarda di Milano.

In un’intervista rilasciata all’Ansa, Giola ha espresso tutta la sua indignazione per quanto accaduto, sottolineando le gravi carenze nei sistemi di sicurezza di una località considerata di fama internazionale.

“Inaccettabile una sicurezza così carente”

Secondo il padre del giovane, quanto emerso dopo l’incendio rende ancora più dolorosa la vicenda.
“Non avremmo mai immaginato – ha dichiarato – una mancanza di sicurezza di questa portata. In un luogo conosciuto in tutto il mondo ci aspettavamo standard elevatissimi, non una situazione così pericolosa”.

Parole che riflettono lo sconcerto di una famiglia che, nel giro di poche ore, si è trovata ad affrontare una tragedia dalle conseguenze devastanti. L’obiettivo, ora, è fare piena luce sulle responsabilità e ottenere giustizia per le vittime.

Giuseppe ha saputo solo ora della morte degli amici

Giuseppe, 16 anni, conosceva personalmente tutti i ragazzi italiani rimasti vittime del rogo. A causa delle sue condizioni di salute, il giovane ha appreso solo nella giornata di ieri della morte degli amici.

“È una notizia durissima da elaborare – ha spiegato il padre – ma mio figlio è forte. Sta combattendo e ce la farà”. Un messaggio di speranza, nonostante il dolore, che accompagna il lungo percorso di cura e recupero che lo attende.

Le condizioni dei feriti ricoverati al Niguarda

Nel frattempo, restano critiche ma stabili le condizioni degli 11 pazienti rimasti feriti nell’incendio di Crans-Montana e attualmente ricoverati all’ospedale Niguarda.

Il bollettino medico diffuso nella giornata di giovedì 8 gennaio conferma che tutti i pazienti sono sedati e monitorati costantemente. La prognosi resta riservata, soprattutto per coloro che hanno riportato ustioni estese e gravi danni polmonari dovuti all’inalazione di fumo.

Ustioni gravi: un recupero lungo e complesso

I medici spiegano che le grandi ustioni non guariscono in tempi brevi. Il percorso di guarigione può durare settimane o addirittura mesi, prima che un paziente possa essere considerato fuori pericolo.

Le ustioni, infatti, non colpiscono solo la pelle ma possono causare complicanze metaboliche e respiratorie, che talvolta emergono anche a distanza di tempo. Proprio per questo motivo, al momento, è impossibile fare previsioni certe sull’evoluzione clinica dei pazienti.

Milano in lutto per le giovani vittime

Mercoledì 7 gennaio, Milano ha osservato una giornata di lutto cittadino per dare l’ultimo saluto a Chiara Costanzo e Achille Barosi, due delle giovani vittime della tragedia. Un momento di raccoglimento che ha coinvolto l’intera città, ancora sconvolta da quanto accaduto.

Sistema sanitario pronto ad accogliere altri feriti

Nel bollettino, l’ospedale ha infine ribadito la piena disponibilità del sistema sanitario regionale ad accogliere eventuali altri pazienti coinvolti nell’incidente, attualmente considerati non trasportabili. Il trasferimento avverrà non appena le loro condizioni cliniche lo consentiranno.

La tragedia di Crans-Montana continua così a sollevare interrogativi su sicurezza, responsabilità e prevenzione, mentre famiglie e comunità attendono risposte e giustizia.

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