di Fabio De Chirico

Anche in questi primi giorni dell’anno, come accadde un anno fa, ci troviamo a leggere annunci di rimpasti di Giunta e repentini ripensamenti senza che ci sia una apparente logicità, se non quella di dover ricondurre le scelte alle immancabili logiche di partito e mai purtroppo a quelle più necessarie legate a esigenze meritocratiche.
In questa legislatura però il potenziale rimpasto, resosi ormai indispensabile per recuperare numeri in maggioranza, deve affrontare l’anomalia normativa della surroga dell’Assessore che il Consiglio regionale molisano ha letteralmente inventato e sperimentato per primo nel panorama nazionale facendosi addirittura da apripista, dopo aver superato sorprendentemente il vaglio del pre-esame di legittimità costituzionale, per altre normative delle Regioni Abruzzo, Lombardia, Veneto e Marche. Effettivamente la sperimentazione condotta in Molise ha portato beneficio alla logica partitocratica e clientelare che ha sempre governato questa Regione e che avrebbe rischiato di saltare con la crescente affermazione del Movimento 5 Stelle, benefici sia nella costruzione delle numerose liste (rese più appetibili per il fatto che se il primo farà l’Assessore, il secondo pur senza la proclamazione non deve nemmeno aspettare le dimissioni, che potrebbero essere dubbie, ma avrà garanzie certe di entrare in Consiglio) sia nella costruzione della Giunta (logica delle nomine esclusivamente partitica, paracadute in Consiglio in caso di revoca e minacce di dimissioni nel caso ci siano surrogati non proprio allineati).
Soltanto la norma regionale della Toscana era precedente alla nostra ma prevede che la nomina ad assessore comporti la decadenza definitiva dalla carica di consigliere e non la semplice sospensione.
Da quando vige la norma di incompatibilità tra assessore e consigliere, norma imposta dal duo Frattura – Niro a pochi mesi dalle ultime elezioni, il Presidente Toma non ha solo il potere di nominare e revocare i componenti della Giunta, come è sancito dall’art. 122 della Costituzione, ma anche quello non proprio legittimo di nominare e revocare i consiglieri regionali. Un potere acquisito impropriamente per via di questa norma che obbliga l’assessore nominato a lasciare il posto in consiglio a chi consigliere non è o non era e, nel caso venga revocato dall’incarico o si dimetta, a rimandare a casa il consigliere “precario” che nel frattempo ha esercitato comunque la potestà legislativa, al pari degli altri entrati di diritto e proclamati consiglieri effettivi.
Andando a rileggere i verbali della seduta consiliare di due anni fa in cui fu approvato l’articolo in questione all’interno della legge elettorale si evince una certa vaghezza e approssimazione nelle motivazioni manifestate dagli autori. Dietro l’intento più o meno dichiarato di separare il potere esecutivo da quello legislativo rafforzando la reciproca autonomia (cosa che in verità ci sarebbe stata solo con l’istituto della decadenza) si nascondeva la necessità meno palesata di dover lasciare più tempo materiale agli Assessori altrimenti costretti a dover partecipare ai “faticosi” lavori delle commissioni consiliari, mediamente una volta a settimana.
In un organismo di diritto nessuno può avere a mio avviso il potere di pretendere o imporre ai titolari di una carica istituzionale le dimissioni che sono appunto solo volontarie ma neanche pretendere la sospensione per eliminare ciò che impedisce ad una maggioranza di avere i numeri, cioè il voto contrario in aula. È proprio quello che accadrebbe nominando Assessore ora uno dei tre potenziali voti contrari alle azioni della instabile maggioranza di Toma.
D’altro canto cosa direbbe oggi o domani un consigliere “precario” che si vede tolta la carica istituzionale per un rimpasto in Giunta, non starebbe certo in silenzio e condizionerebbe la libera scelta assegnata a Toma con ogni espediente pur di restare seduto sulla poltrona. In che modo voterebbero invece i potenziali neo consiglieri nel caso i fuoriusciti dalla maggioranza divenissero assessori? Gli spazi da redistribuire sarebbero non solo in Giunta ma a scalare anche in Consiglio. La forza politica e probabilmente anche quella fisica di ogni soggetto interessato determinerà le scelte dell’unico che costituzionalmente dovrebbe avere il potere di nominare e revocare gli assessori: il Presidente eletto.
Queste e altre ripercussioni stanno facendo sì che la norma sull’incompatibilità venga considerata non solo da noi, che più volte abbiamo tentato di far abrogare, un obbrobrio legislativo. Una regola antidemocratica che se prima incentiva le logiche clientelari dopo rende ingovernabile la maggioranza, soprattutto nelle assemblee legislative poco numerose come quella molisana.
Donato Toma non è il mio Presidente ma la bicicletta l’avete voluta voi e mò pedalate!

Di admin

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