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VILLA DE CAPOA A CAMPOBASSO

Un valore ambientale unico e irrepetibile. Dal lettore della nostra testata giornalistica Mario Iapoce riceviamo una lettera che con grande piacere pubblichiamo e commentiamo

“Caro Dardo,

noi sappiamo del valore della Villa comunale De Capoa e che un tale ambiente possa essere per la nostra vita. Oggi che si parla di “benessere”, di “passeggiate all’aperto”, di “rilassare la mente e lo spirito”, di ambienti consoni ai nostri bambini, ai nostri “anziani” (numero, sempre più crescente)… beh, oggi l’impressione è stata DEPRIMENTE…vissuta da bambino e da ragazzo, da adolescente, ed ora ancora da padre e soprattutto da cittadino consapevole, si presenta ogni giorno ed ad ogni occasione, sempre più abbandonata…si, come un luogo senza anima…come, quelle tombe dei primi del ‘900, dove ormai non ci si reca più nessun parente più prossimo, dove l’unica cosa attenta nello sfruttare lo spazio ed il tempo…è la polvere e la “gramigna” (intendo, le cattive erbacce)… ndr. beh, quelle crescono anche dentro altri “ambienti”…

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Lettera densa  di ricordi e della necessità impellente di esternare il rammarico per una decadenza collettiva che traduce senza aggiunta di aggettivi qualificativi una società civile che ha accantonato la storia locale, le sue prerogative estetiche e funzionali, il bello, l’eleganza, la ricerca di ciò che opportunamente viene riassunto nel benessere del corpo e dello spirito e del tempo libero che la settecentesca Villa De Capoa, tra i pochissimi esempi di “giardino all’italiana” nel Meridione d’Italia, ha recato e potrebbe ancora recare se solo i campobassani e i molisani fossero indotti, sollecitati, appellati a riconoscerla tale: valore estetico di una civiltà che ancora permea la città con le sue residue testimonianze. La Villa è bene comune, una eredità di cui l’amministrazione comunale non ha coscienza e per questo l’ha abbandonata alla gramigna, in perfetta simbiosi con la gramigna culturale di cui è vittima ed espressione. Diversamente farebbe di tutto perché quel patrimonio estetico e ambientale tornasse ad essere una condizione larga e costante di frequentazione e ammirazione, godimento e soddisfacimento. Di tutto, per riportarla in auge, rimetterla in circolo, renderla un’attrazione, finanche una necessità, un sollievo allo sguardo ormai sottomesso agli imbrattamenti, ai rattoppi, alla dequalificazione, agli abusi, al disordine e alla approssimazione. Sono almeno due le generazioni a cui è stata sottratta la Villa come luogo d’incontro e di ristoro. Moltissimi cittadini, soprattutto i giovani ne ignorano l’esistenza e la storia. La ignorano soprattutto le mamme che preferiscono deambulare in città ai margini dei marciapiedi e nel traffico, ignare della salubrità e della bellezza a poche centinaia di metri dal centro urbano. Purtroppo la ignorano anche gli anziani che preferiscono le panchine sul corso alla frescura di un patrimonio arboreo senza pari.  Lettera come la sua, caro Iapoce, sono all’un tempo denuncia e sollecitazione, che condividiamo in pieno.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. Maria Teresa Sivigliano

    Campobasso ha ormai sposato la politica del brutto, del lasciato andare, del privo di regole. Davvero non ci sono parole per descrivere l’indignazione verso un tale status quo…

  2. NICOLA SIMONETTI

    …ho l’impressione di conoscere Dardo!!!

  3. Teresa Marcantonio

    TUTTO il verde a Campobasso è in condizioni deplorevoli, per usare un placido eufemismo. Si stanno piantando delle essenze in alcuni punti della città, ma non le si annaffiano: non credo occorra una laurea alla Normale di Pisa per capire che, soprattutto nella prima fase, gli alberi di qualunque specie debbono essere innaffiati, piantumati e concimati. Davvero si vive su un altro pianeta nel capoluogo regionale!

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