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Se viene meno anche la dirigenza

di Giuseppe Saluppo

 

Parliamoci chiaramente: il guaio di questi ultimi anni è che la dirigenza pubblica, quella che dovrebbe avere il quadro della programmazione e del rilancio, auspicabile, possibile del territorio si trova in un guado e risulta essere completamente asfittica. E’ pur vero che negli ultimi anni abbiamo dovuto annotare una classe politica incapace di riorganizzare la macchina burocratica ed amministrativa. E, qualche volta che ci ha provato, i risultati sono stati disastrosi. A un dirigente è chiesto di essere un soggetto attivo nella fissazione degli obiettivi, di avere una visione strategica, ma non può neanche giudicare cosa vale la pena di spendere e cosa no, perché la scarsa fiducia che in lui ripone il legislatore fa sì che i tagli siano ciechi e non sui saldi, ma sulle singole poste, azzerando così nei fatti la possibilità di scegliere che è alla base di qualsiasi reale responsabilità. Né per altro un dirigente è messo di solito in condizione di avere neanche un’idea vaga di quanto costa nel complesso la sua unità produttiva (provate a chiederglielo) e quindi il famoso “governo per budget” diventa solo uno slogan e la possibilità di risparmio vero è inficiata dall’impossibilità di valutare il rapporto tra costi e benefici o, se volete, di valutare la produttività reale in termini di “ritorno sugli investimenti”. In questo ambiente asfittico c’è chi si adatta benissimo: sono i dirigenti fatti e cresciuti per appartenenza politica, sono i dirigenti “tira a campare” convinti che tanto “tutto cambia perché nulla cambi”, sono i dirigenti che non valutano i loro collaboratori, ma solo il loro tornaconto personale. Non sono tutti così, ma certo son quelli che in questa situazione contraddittoria, fatta di tanti obiettivi altisonanti e insieme di così pochi strumenti operativi reali, se la cavano meglio. E’ pensabile, allora, che ci sia chi pronto a dare una programmazione, un respiro progettuale lungo a questa Regione?

Di Giuseppe Saluppo

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