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I vescovi molisani rivolti a Greco, Veneziale, Toma e D’Agostino: “La priorità è il Molise”

Dalle proposte concrete del mondo dell’imprenditoria alle proposte etiche dei vescovi del Molise il passo è straordinariamente breve pur essendo  la praticità e l’etica cose diverse, livelli diversi ma entrambi essenziali alla esplicazione della vita umana, nonché entrambi di notevole incidenza nel rimuovere l’asfittica, rinsecchita realtà politica e amministrativa regionale. La successione degli eventi è rapida: il 5 aprile parleranno gli imprenditori con il carico delle loro esigenze categoriali e il peso di una crisi che fatica ad essere risolta; il 6 aprile parleranno i vescovi del Molise per ricordare ai quattro candidati alla presidenza della giunta regionale (Greco, Veneziale, Toma e D’Agostino) che la priorità non è il loro successo personale e del loro schieramento politico bensì il Molise nella sua espressione sociale, economica e culturale. Gli eccessi del personalismo, il decadimento morale della politica, la rincorsa alle proprie esigenze  personali a danno di quelle collettive, il progressivo disinteresse verso  larghe fasce della società civile posta di fronte alla drammaticità del vivere quotidiano, sulla soglia o già dentro l’androne della povertà, non poteva non generare l’intervento dell’episcopato; non poteva non chiamare in causa la chiesa con la sua dottrina della solidarietà; non poteva non sollecitare i vescovi a offrire la loro parola perché fosse essenziale al riconoscimento della politica come servizio e non come strumento di potere. Chissà come le parole dei vescovi suoneranno alle orecchie di coloro che la politica nel Molise la interpretano in modo sbarazzino, disinvolto, incoerente, capaci di essere latori di valori di sinistra (un tempo) e un tempo successivo latori di valori di destra. I vescovi molisani non sono nuovi alle incursioni di natura etica (soprattutto). Agli appuntamenti elettorali hanno sempre dato un contributo di chiarezza, un messaggio di solidarietà, ricordando all’un tempo le esigenze collettive, per il benessere economico, e quelle morali, per il benessere esistenziale. In questa occasione il loro messaggio, il loro richiamo, la loro iniziativa  è ancora più diretta ed incisiva, avendo scelto di avere un incontro/confronto coi quattro candidati alla presidenza della giunta regionale, e di averlo nel corso di un dibattito pubblico da cui trarre le strategie che sono in programma e porle su un piano più alto, di valore etico, appunto, perché diventino lo strumento di elevazione del bene (comune) e non più la perpetuazione di un esercizio egoistico. Il tema che i vescovi propongono è definito, non si presta a elucubrazioni, alla vaghezza, alla strumentalità: “La priorità è il Molise: proposte etiche per la politica molisana”. Un tema capestro, che obbligherà Greco, Veneziale, Toma e D’Agostino a rivelare fino in fondo la loro personale posizione di fronte a questo dettato e, soprattutto a come svolgerlo, con quali strumenti, con quali programmi, con quali obiettivi, con quali garanzie. Solo il giorno prima, ovvero il 5 aprile, gli stessi candidati si troveranno di fronte al mondo dell’imprenditoria che probabilmente alla etica categoriale vorrà aggiungere a sua volta certezze sul futuro, sulla capacità di governare, sulla fattività dell’operare da parte degli amministratori regionali su infrastrutture – occupazione – formazione – demografia – caratteristiche del tessuto economico locale – politica economica e fiscale – sostegno per l’accesso al credito – turismo – agroalimentare – e-government  e semplificazione amministrativa – internazionalizzazione – sanità- ambiente. Ancora prima è stato il mondo dell’associazionismo ad essere protagonista e redattore di una proposta/programma rivolta ai candidati, denso di valutazioni, analisi e suggerimenti. Un attivismo che lascia sperare in un futuro più aperto e dialogante e meno chiuso e privatizzato. Segno che la mobilitazione sociale non è mai stata così larga e profonda come in questa occasione elettorale che segue quella nazionale il cui responso è stato netto e inequivocabile: cambiare, innovare, sviluppare. Tre capisaldi specie per una regione statica nella sua rappresentatività, vecchia nelle metodologie di governo, e incapace di disincagliare le energie umane e le risorse finanziarie per creare lavoro e benessere.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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2 commenti

  1. Mariella Mastroberardino

    Iniziativa sacrosanta. Tutte le entourage governative che si sono succedute, senza distinzione di casacca, hanno sonnecchiato profondamente sulla crescita del Molise. Per rendere la coperta più ampia, occorre lavorare alacremente, tutti insieme e non come delle monadi (l’individualismo è un altro grande male della regione), per saltare il guado.
    Signori politici, se non avete ascoltato i cittadini dal 1963, anno di creazione della regione, ascoltate almeno i presbiteri!!!

  2. Angela De Magistris

    Bravi, date una strigliata a chi se lo merita perché ha sempre, sistematicamente, fatto spallucce nei confronti delle istanze di crescita di questa regione! Non mollate, c’è una popolazione che è con voi, e non solo a parole.

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