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Valle del Tammaro, saranno 22mila le tonnellate di compost che saranno trattate

A poche centinaia di metri dal confine tra le province di Campobasso e di Benevento, a Sassinoro, lungo la vallata del Tammaro, sorgerà un impianto per il trattamento e il compostaggio di rifiuti della capacità di 22 mila tonnellate l’anno. Ha vinto la Regione Campania che ha autorizzato l’impianto, ha vinto la società che si occuperà del trattamento, ha vinto l’interesse economico su tutti gli altri interessi, soprattutto su quello della salvaguardia ambientale a forte rischio di inquinamento. Ha perso il comune di Sassinoro, hanno perso i comitati ambientalisti, ha perso anche il consigliere regionale (uscente) Petraroia autore e protagonista della battaglia ingaggiata e, come detto, persa, per evitare che a poche centinaia di metri dal territorio molisano sorgesse un impianto dalle caratteristiche di quello che sarà capace di trattare 22mila tonnellate di rifiuti con scarse, se non nulle, garanzie per la sicurezza e la salubrità del sito e per il territorio circostante. A differenza di Petraroia, la Regione Molise, che aveva titolo per intervenire e per interferire, si è tenuta lontana dalla faccenda, e non diversamente si sono tenuti lontani i comuni molisani che potrebbero subire danni ambientali dal funzionamento dell’impianto di trattamento, Sepino e Cercemaggiore. Dinanzi al Tar della Campania non c’è stato nessuno del Molise a difendere l’integrità del territorio e a contrastare ciò che si preannuncia un vero e proprio pericolo  per la qualità dell’aria, dei terreni, delle falde acquifere, per le acque del Tammaro, per l’economia prevalentemente agropastorale e per il turismo che a pochi chilometri dal luogo del trattamento dei rifiuti annovera un sito archeologico di grande importanza:  il complesso romanico di Altilia/Saepinum. Il Tribunale regionale amministrativo della Campania infatti ha respinto il ricorso presentato dal comune di Sassinoro (e sostenuto dai comitati ambientalisti), e la richiesta di sospensiva del decreto regionale di autorizzazione in favore della NewVision Srl. Nella valutazione dei contrapposti interessi, il Tar ha considerato prevalente quello della realizzazione dell’impianto, “avuto riguardo al rilievo che lo stesso non ha significativo impatto ambientale, essendo un impianto di messa in riserva, trattamento e recupero rifiuti per la produzione di compost da realizzarsi in un opificio industriale esistente ubicato nell’Area Pip del comune di Sassinoro, che in virtù della sua destinazione d’uso, prettamente industriale, ha già subito un processo di antropizzazione ed è separato dal Sic individuato dal ricorrente dalla strada statale 87, che costituisce pertanto una barriera fisica che non consente connessioni  di carattere ecologico”. Così vanno le cose, ed è così che l’interesse prevalente sia l’impianto e non i valori ambientali che quell’impianto può deturpare. Va detto che l’azione di contrasto svolta dal comune di Sassinoro e dagli altri soggetti coinvolti in quell’azione si porta dietro la responsabilità di non poche omissioni, e questa carenza ha certamente favorito la convinzione nei giudici amministrativi che l’impianto in questione “non ha significativo impatto ambientale”. Tanto più che nella fase istruttoria, nessuno ha ritenuto necessario avviare e redigere una precisa e puntuale valutazione al riguardo. Questa forse è l’omissione maggiore di cui devono farsi carico gli amministratori di Sassinoro ed anche gli ambientalisti. I quali, come hanno rilevato i giudici amministrativi, gli aspetti e le questioni ambientali le hanno sollevate  per la prima volta in sede di dibattimento, “ma né in fase procedimentale, né con la spiegata opposizione innanzi alla Presidenza del consiglio dei ministri che, infatti, ha dichiarato inammissibile la stessa perché incentrata su mere questioni di carattere urbanistico e non paesaggistico-ambientale”. A sentenza emessa, è comprensibile il sentimento d’amarezza di Petraroia quando dice “Da oggi via libera alla S.r.l. della Provincia di Napoli che potrà completare gli investimenti e avviare la mega-discarica grazie anche al silenzio istituzionale e all’indifferenza del Molise e dei molisani. Ciò nonostante, per chi non intende arrendersi, non rimane che unirsi alla mobilitazione popolare e alle lotte avviate nel Comune di Sassinoro onde cercare di tutelare il territorio e l’ambiente bloccando la realizzazione dell’impianto di trattamento dei rifiuti”.  Ancora una volta si chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati.

Di Giuseppe Saluppo

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