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Urbanistica zero in condotta

Siamo convinti che amministrare non sia cosa semplice, ma è anche vero però che con programmazione, idee e dibattito la dura prova si può superare e, a testimonianza di ciò ci sono migliaia di buoni amministratori sparsi per tutta la penisola.  Questa premessa è d’obbligo per poter avviare una riflessione su quanto sta accadendo alla politica urbanistica del capoluogo.  Che Campobasso manchi di un piano regolatore da decenni è un dato di fatto, ma che si stia perseverando nell’errore ne è assolutamente un altro, e inconfutabile soprattutto.  Di esempi ce ne sono a bizzeffe, ad esempio lo scempio perpetrato  in via Conte Verde, che ha portato all’abbattimento di numerose conifere per erigere un orribile, inutile palazzo in mezzo ai tanti già presenti, come dice il manuale del buon amministratore più cemento e meno verde.  O, ancora il malsano progetto di lottizzare l’area di fronte al centro commerciale “E. Leclerc”.  Per non parlare poi, dell’ex A&O in via D’Amato, oramai degradato e regno di topi e sporcizia. Quando si danno le licenze di costruzione alle imprese edili, non si stabilisce un tetto massimo di piani dei palazzi, come avviene nella stragrande maggioranza delle città, in particolare in quelle piccole come la nostra, che dovrebbero fare dell’armonia e della sobrietà architettonica il loro fiore all’occhiello, altrimenti si rischia di distruggere l’intero impianto cittadino. Altro stabile oramai in preda al degrado è quello dove un tempo c’era la scuola Kennedy, ed anche per quest’ultimo, periodicamente, viene lanciata l’idea di costruire, al suo posto, l’ennesimo palazzo.  Potremmo continuare, purtroppo, all’infinito nell’elencare gli orrori perpetrati negli anni alla Città, ma, a nostro avviso, sarebbe inutile, perché l’offesa al concetto di urbanistica è lampante e sotto gli occhi di tutti.  Se poi uno vuole osservare la questione con una lente d’ingrandimento, noterà che non solo si sta distruggendo l’armonia architettonica della città, ma si sta insistendo nella costruzione di edifici residenziali in una realtà che si sta progressivamente spopolando; al posto di pensare ad un progetto serio di riqualificazione degli edifici storici e non, al posto di cercare di ridare armonia architettonica ad una città che nei primi del novecento vantava, oltre al primato di Città Giardino, anche quello di essere tre le migliori sotto il punto di vista dell’armonia. Più volte l’Associazione dei Costruttori Edili ha provato a sensibilizzare in tal senso l’Amministrazione, ma naturalmente l’Assessore, nonché vice-sindaco, Bibiana Chierchia, ha fatto orecchie da mercante. Si spera che con l’annuncio della ripresa del progetto del Master Plan, lanciato dall’Assessore Niro, che ridarebbe lustro ad una zona completamente degradata, si possa mettere in moto una macchina che porti, finalmente, ad una riqualificazione di quanto già esistente.

Ma.Sa.

Di admin

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Un Commento

  1. La riqualificazione di zone degradate e il risparmio di suolo sono capisaldi del nuovo modo di concepire l’ambiente urbano con la possibilità di ” iniezione ” di spazi verdi per il miglioramento della qualità dell’aria e un arredo urbano più apprezzabile, va da sé che gli spazi verdi devono essere curati per non diventare a loro volta discariche e motivo di degrado per cui devono anche essere controllate a dovere. È altresì evidente che il recupero degli edifici esistenti deve essere fatto nel rispetto dello stile del contesto urbano

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