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Unimol, Statuto nuovo ed esigenza vecchia (di migliore relazione col territorio)

 

 

Il presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi spera di vedersi approvata la nuova carta costituzionale col referendum del 4 dicembre; il rettore dell’università del Molise il 20 settembre invece ha modificato ed emanato il nuovo statuto dell’Ateneo. Delle due iniziative istituzionali l’elemento unificante è  il cambiamento. Il cambiamento proposto da Renzi  deve passare al vaglio del popolo italiano; il cambiamento dello statuto dell’università è passato al vaglio del Senato accademico, previo il parere favorevole del consiglio d’amministrazione, e il via libera del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca. Avremo probabilmente una università più efficiente, più snella e più aperta.  Quella proposta dal rettore Palmieri infatti è un’istituzione pubblica, sede di  libera ricerca scientifica, istruzione superiore e alta formazione;  è un’istituzione laica, pluralista e libera  da ogni condizionamento ideologico, confessionale, politico o economico; promuove e valorizza l’impegno e la qualità dei risultati conseguiti da professori, ricercatori, studenti e personale tecnico amministrativo;  riconosce il ruolo fondamentale della ricerca  e ne promuove   lo   svolgimento,   favorendo   la  collaborazione interdisciplinare  e  di  gruppo,   anche   con   altre   istituzioni universitarie ed enti di ricerca italiani ed esteri; promuove la preparazione culturale e scientifica degli studenti mediante l’acquisizione di  conoscenze,  esperienze  e metodologie congrue al titolo di studio che intendono conseguire; gode   di   autonomia statutaria,    regolamentare, scientifica, didattica, organizzativa, finanziaria e contabile ed ha sede legale a Campobasso ed è articolata  a livello  regionale. E’ di questa università quindi che vanno prese le misure per verificare con quale e quanta intensità è stata considerata la necessità di renderla radicata sul territorio e posta in relazione alla collettività regionale e alle istituzioni territoriali. E’ sufficiente leggere l’articolo 8, dedicato ai rapporti con il territorio. Dalla lettura si evince che l’università’ si  propone  di  contribuire   alla   crescita culturale, sociale ed economica del Molise e  dei  territori  in  cui opera, nello spirito di appartenenza alle matrici culturali europee; che  promuove la collaborazione con enti  di  governo territoriali  e  con  gli   altri   enti   ed   istituzioni   locali, nell’osservanza  delle  rispettive  autonomie  e  finalità,  per  lo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio; che si propone di  concorrere  allo sviluppo  della competitività dei sistemi territoriali favorendo, in particolare, il trasferimento  delle  conoscenze,  dei  prodotti della   ricerca   e dell’innovazione, e che promuove in modo autonomo o collabora con  altri enti, società o fondazioni al fine di valorizzare i risultati  della ricerca scientifica. Infine, collabora con associazioni ed enti pubblici e privati al  fine  di  favorire l’inserimento  dei  propri laureati nel mondo del lavoro. Buone intenzioni, anche nobili, di certo redatte sulla base dell’ormai decennale presenza dell’Ateneo sul suolo molisano, di cui, però, pochissimo di quanto è scritto nell’articolo 8, oggi è commisurabile e valutabile sul piano concreto. Vogliamo dire, che non si hanno elementi probanti, misurabili e valutabili del contributo offerto alla crescita culturale sociale ed economica del Molise e  dei  territori in  cui opera. Per cui questo aspetto dovrà essere suffragato da atti concreti, da cui il popolo molisano possa attingere conoscenza e sentirsi gratificato. Se prendiamo Campobasso, ad esempio, quale territorio in cui opera l’università, si fa fatica a  immaginare in che cosa si sia concretizzato il contributo alla crescita culturale, sociale ed economica. Da anni, da questa testata giornalistica, sosteniamo l’esigenza di un rapporto relazionale tra Palazzo san Giorgio e l’Ateneo, sancito magari in un protocollo d’intesa, in un accordo di programma. Capitolo pertanto aperto e da sostanziare, probabilmente proprio prendendo avvio dal nuovo statuto e dalla gestione rettorale di Palmieri, che qualche apertura finora l’ha offerta. L’idea della Fondazione dell’università del Molise, infatti, prefigura uno strumento di partecipazione di più facile accesso e con specifici obiettivi nel campo della ricerca e della innovazione. Di cui il Molise (e Campobasso) hanno estremo bisogno, per colmare il vuoto scientifico e tecnologico di cui soffrono, sperando di entrare nell’era digitale con qualche chance opportuna.

 

Dardo

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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