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Un puro esercizio di potere

di Giuseppe Saluppo

Pausa di riflessione. In Consiglio regionale, la proposta di legge sull’Egam, sta conoscendo sussulti e intoppi frutto di un dialogo, a monte, mancato. Segno di una politica che, spesso, in nome della rivolta morale o della rottamazione, pare concepire l’acquisizione del potere come l’ingresso in quella deprecata stanza dei bottoni. Il potere non il governo. La nuova classe dirigente ha il potere in testa. Non c’è più l’aspirazione a guidare uomini e donne. C’è ingordigia di acquisire potere per crearsi consenso che, riprodotto da meccanismi propagandistici, dovrebbe produrre altro potere. E viene meno il basilare concetto della politica: il confronto. Se non si ha una classe dirigente che ha questo come un valore per sé, non si va da nessuna parte. Mancano le idee, la capacità di parlare alla propria gente, di toccare le corde del cuore. Oggi comandano non i partiti, diretti spesso da leader per un giorno, ma  gente d’avventura. Cosa sta dimostrando il dibattito sulla proposta di legge sull’Egam? L’assenza di visione strategica e di autorevolezza della politica, l’autoreferenzialità, l’inaffidabilità. Così, nella fattispecie, si finisce solo per distruggere il sistema acqua del Molise e approfondire il solco scavato tra la classe politica stessa e i cittadini, due mondi separati e ormai incapaci di comprendersi a vicenda.

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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