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UN PROGETTO PER EVITARE CHE TERMOLI POSSA DIVENTARE UNA NUOVA VIAREGGIO

di Claudio de Luca

Il progetto termolese è diventato uno dei trenta illustrati nel Parlamento europeo di Bruxelles. L’obiettivo è stato quello di depositare proposte finalizzate ad ottenere Fondi diretti che, in questo caso, rappresenterebbero una svolta per la Città di S. Basso, soprattutto per quanto concerne la sicurezza del nucleo del centro abitato. Ciò che ci si propone è l’interramento dei binari della Stazione così da eliminare – alla radice – ogni possibilità di disgrazie. Si tratta di un progetto importante che ha vinto la proposizione di altri 80 analoghi. E’ stato depositato da Palazzo S. Antonio, in uno con il Ministero dei trasporti e la Rete ferroviaria italiana. Nella sostanza, abbassando il livello dei binari, si provvederebbe a ricucire definitivamente la ben nota situazione tra viale Trieste e via Dante, sulla cui necessità ha convenuto lo stesso Amministratore delegato di Rfi. Per di più si eliminerebbe alla radice il problema dell’inquinamento acustico. L’idea è risultata quinta nella graduatoria delle trenta selezionate dalla Direzione generale dei trasporti, naturalmente previa valutazione della sua fattibilità dal punto di vista economico e tecnico. Ritorna così alla ribalta, nel centro adriatico, la possibilità di evitare drammi del genere di quello verificatosi otto anni or sono a Viareggio. Non si può scordare che l’Italia occupa il quarto posto nella classifica europea per il trasporto-merci su rotaia, pur non vantando linee dedicate espressamente allo scopo. Cosicché i prodotti più vari vengono trasferiti su tragitti da 150 a 500 km, utilizzando quelle stesse rotaie su cui transitano anche i convogli per passeggeri. La “Milano-Bologna-Ancona-Bari” è una delle tratte più frequentate ed il pericolo maggiore per il centro adriatico rimane costituito dal fatto che le rotaie corrono nel bel mezzo del centro cittadino. Per i fatti di Viareggio l’ex-Amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, è stato condannato a sette anni dal Tribunale di Lucca. Come si ricorderà, il 29 giugno del 2009 un treno-cisterna (che trasportava gas) esplose mentre transitava nella Stazione di quella città, uccidendo 32 persone e seminando la devastazione nel centro cittadino. E quella sentenza condannò proprio il sistema di sicurezza del trasporto-merci ferroviario in Italia.  Sono sette le principali tratte italiane. Su di esse i treni trasportano ogni anno 86 milioni di tonnellate di merci. Ma quelle pericolose rappresentano solo il 6-7% del totale. Si tratta di 30-35 convogli al giorno formati, in media, da 14-16 carri. Il gpl risulta essere la sostanza più rischiosa. Esso viene stivato a pressione nei carri-cisterna; ed ogni giorno, con questa tipologia di carico, partono 10-15 treni. Non mancano i convogli che trasportano esplosivi, acido solforico, propilene, zolfo liquido, benzene, toluolo, ammoniaca e cloro. Queste sostanze vengono smistate su rotaia esclusivamente per ragioni di sicurezza. Difatti – se il trasferimento venisse effettuato su gomma – l’operazione riuscirebbe ben più pericolosa potenzialmente. Infine, c’è stata la liberalizzazione della circolazione ferroviaria e la moltiplicazione degli operatori privati; due cose che hanno complicato ancora di più una situazione già precaria. In Italia questa tipologia di trasporto deve obbedire a norme diverse: ONU, europee ed italiane. Ma c’è una sola regola che è uguale per tutti: per potere circolare in Europa, i carri-merci debbono essere omologati direttamente dai proprietari. E succede che alcuni Stati (Polonia, Romania) siano di manica ben più larga a fronte delle regole che, internamente, si sono dati i Tedeschi e gli Italiani. La conseguenza è che, grazie a questa liberalizzazione, è sufficiente conseguire l’omologazione in Patria per potere circolare liberamente dappertutto. Per ciò stesso, sono in molti ad auspicare, con estrema prudenza che i tragitti corrano lontano dalle città. Com’è noto, nella finìtima Vasto, accomunata a San Salvo, venne addirittura trasferita la Stazione dal centro cittadino per essere collocata in un’area posta, lontano dai centri abitati delle due cittadine abruzzesi.

Di Giuseppe Saluppo

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