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Un Parco archeologico storico naturale nell’area di San Vincenzo al Volturno

Vittorino Facciolla e Micaela Fanelli sono usciti temporaneamente dal recinto della sterile opposizione e si sono associati alla maggioranza regionale che con i consiglieri Scarabeo, Andrea Di Lucente, Gianluca Cefaratti, Filomena Calenda, Salvatore Micone, Paola Matteo, Quintino Pallante, Eleonora Scuncio, Antonio Tedeschi, Nicola Eugenio Romagnuolo, Armandino D’Egidio e Aida Romagnolo s’è resa promotrice di una proposta di legge che supera di gran lunga il minimalismo corrente a Palazzo D’Aimmo e va a centrare un obiettivo di sicuro prestigio. Vien da chiedere come mai s’è dovuti arrivare al 2018 per rendersi conto dell’importanza storica, archeologica, architettonica e culturale del complesso monastico di San Vincenzo al Volturno. Sarebbe bastato cogliere tempestivamente le pubblicazioni scientifiche che di quel complesso hanno fatto una notevole ragione di promozione divulgativa; sarebbe bastato affidarsi alla intensa campagna di valorizzazione dell’intera area del Volturno svolta da anni dall’architetto Franco Valente oltre che collegarsi stabilmente con la Soprintendenza ai Beni culturali per capire che sarebbe dovuto essere un obiettivo programmatico prioritario legiferare per creare, come si vuole creare, un Parco archeologico storico naturale di quel sito. Questa è infatti la finalità della proposta di legge che, come accennavamo, la maggioranza e il gruppo  minoritario del Pd hanno articolato con una dimensione culturale inaspettata. Fa specie, invece, l’assenza del gruppo dei 5 Stelle che ancora deve dare una indicazione leggibile del suo essere in consiglio regionale e con quali obiettivi programmatici da sostenere.  Nella articolazione della proposta che mira a creare un Parco archeologico storico naturale intorno al complesso monastico di San Vincenzo al Volturno, all’articolo uno viene riconosciuto il carattere archeologico-storico-artistico-naturale della vasta area della vallata del Volturno in cui è ubicato e in cui sono in corso i lavori di scavo per riportare alla luce l’intero impianto archeologico in cui “impera” l’Abbazia benedettina, un gioiello di valore mondiale con le pitture della cripta dell’Abate Epifanio. All’articolo è precisata la finalità che si vuole realizzare:  ovvero,  la salvaguardia, la valorizzazione e la gestione delle testimonianze materiali del complesso monastico di San Vincenzo al Volturno; la protezione degli ecosistemi naturali; la salvaguardia dei biotipi e delle formazioni geologiche,  geomorfologiche, speleologiche di rilevante valore preistorico, storico, scientifico, culturale, didattico, scenico e paesaggistico; la tutela della qualità dei corsi d’acqua e dei sistemi idrici; la promozione e l’organizzazione della fruizione turistica; l’educazione alla conservazione della natura attraverso la conoscenza degli ambienti naturali e la visita orientata alle aree protette. Una elencazione particolarmente significativa e incisiva di reperti, di valori, di testimonianze che pone in risalto in dettaglio tutto quanto è ìnsito e conservato ai piedi delle Mainarde, nei pressi delle sorgenti del Volturno, dove probabilmente sono le origini storiche e identitarie del Molise, per non dire dell’aspetto religioso e del suo divenire nel corso dei secoli promanato dall’Abbazia. Alla brillante scelta politica e programmatica fiorita nel deserto legislativo della Regione Molise, ai tanti contenuti storici, archeologici e ambientali che si vogliono proteggere, salvaguardare e valorizzare si dovrà cimentare  la  Quarta Commissione consiliare permanente presieduta da Quintino Pallante, con Paola Matteo, Angelo Primiani, Gianluca Cefaratti e Patrizia Manzo.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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