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In un Molise sbiancato, treni fermi

di Giuseppe Saluppo

Belle e imponenti quelle locomotive a ‘ciuf ciuf’ tutte imbiancate immortalate dopo essere riuscite a ‘bucare’ i muri di neve lungo la rete ferroviaria molisana. E, comunque, andavano. Correvano gli anni quaranta, cinquanta, sessanta. Oggi, corre il 2017 e i treni molisani sono fermi. Al palo. Da giorni. Certo, dice Trenitalia, sostituiti da autobus non sufficienti a garantire il trasporto dei molisani e, sicuramente, meno sicuri di quei ‘ciuf e ciuf’. Sicuro, Trenitalia dirà che oggi non si può prescindere dal piano neve e che la garanzia di sicurezza deve essere massima. E saranno giustificati i tagli delle corse ferroviarie in Molise. Ancora, perchè il rischio vero di quei mezzi è tutti i giorni, per la vetustà degli stessi. Questo, però, interessa a nessuno. Che tristezza, comunque. La stazione di Campobasso chiusa per neve. La linea molisana bloccata per giorni per neve. Come se non ci fosse un locomotore capace di spazzare via dai binari la neve che si è andata accumulando. Come se fosse la prima volta che in Molise è venuta giù, copiosa. Ma, poi, a chi interessa questa linea ferroviaria? A chi interessa la sorte di ‘quattro’ cittadini italiani costretti a restare senza collegamenti? Così, come non è interessato investire sull’elettrificazione della linea, su nuovi e più adeguati mezzi per consentire a questa ‘moltitudine’ molisana di potere uscire dall’isolamento, ma anche di avere opportunità di lavoro attraverso il possibile utilizzo delle automotrici da parte di chi in Molise vorrebbe venire. Venire, non restare a piedi, o costretto a tre e quattro ore di viaggio come nel selvaggio West. E’ chiaro che, poi, da questa terra si cerchi di andare via. Nemmeno il binario, triste e solitario, riesce a dare una garanzia. Il servizio a singhiozzo, le stazioni fantasma, l’incedere pesante sono l’immagine del Molise che conosce la rarefazione della sua immagine. Sempre più scolorita, sbiadita, impallidita, sbiancata. E, ora, ammantata dalla bianca coltre.

Di Giuseppe Saluppo

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