Home / Territorio / I  telegrammi non sono più quelli di una volta!

I  telegrammi non sono più quelli di una volta!

di  Claudio de Luca

 

Una volta, in Molise come altrove, il telegramma veniva riservato alla comunicazione di gravi disgrazie oppure serviva per fare accorrere al letto di un morente i figli lontani. Insomma, la sua consegna costituiva una sorta disgrazia già di per sé, cosicché quel pieghevole color paglierino veniva subito riposto sul tavolo, senza che alcuno della famiglia osasse aprirlo se non dopo di avere rispettato calcolati-prudenziali tempi di sosta. E c’era sempre chi si metteva a piangere in anticipo sulla presunta sventura che sicuramente quel minuscolo plico, giallo come la faccia della Comare secca, stava per annunciare. La scampanellata e – dal basso – la voce che gridava “telegramma!” suscitavano nella casa destinata a riceverlo un’emozione incontenibile. Allora, prima che il più coraggioso di tutti fosse sceso per ritirare il plico, tutta l’atmosfera parentale ne riusciva mutata. L’orgasmo, il timore di chissà quali cambiamenti, la previsione di un viaggio obbligato o magari quella di spese da affrontare, mettevano a soqquadro la famiglia. I vicini facevano gli scongiuri e le loro “vedette”, ritirandosi al riparo delle gelosie delle imposte, annunciavano a bassa voce all’interno:”Quelli di sotto hanno ricevuto un telegramma!”. Più tardi, quando la vita sociale acquistò maggiore disinvoltura, esso divenne un semplice ingrediente nuziale; e, nell’anticamera della casa della nubenda, troneggiava sempre un bacìle dove, nel giorno in cui dovevano celebrarsi gli sponsali, essi venivano ammucchiati per poi ottenere una risposta di ringraziamento.

Malgrado l’abuso che se n’è fatto in ogni occasione, ancora oggi questo tràmite postale costituisce una vitale istituzione. Ed il fatto di averlo ricevuto fa ancora il suo effetto, soprattutto nei piccoli centri del Molise. Concreta un gesto e sottintende un segno di attenzione particolare. Non per nulla, in certe occasioni, sono gli stessi politici regionali (oppure l’onorevole del Collegio) a dire:”Ora a quel Sindaco, per farlo contento, spediamo un bel telegramma!”. In effetti, già la lapidarietà della sua formulazione basterebbe per farlo assurgere a mezzo ideale per comunicare ordini, per dare conferme, per somministrare diffide, per fornire notizie di decessi o di altre cose “definitive”, comunque tali da non avere alcuna necessità di essere commentate. Non importa se la tecnica non appaia più misteriosa come un tempo; quei contenuti rappresentano pur sempre una botta per chi ne sia stato reso destinatario, seppure alla fine si tratti di un frasario convenzionale, spesso più o meno stravolto dall’eventuale ignoranza dell’impiegato trasmettitore. Nella deontologia politica molisana, il telegramma costituisce tuttora un potente ausiliario della bugia ufficiale. Non appena un Comitato si sia costituito, chi lo rappresenti spedisce subito un telegramma ad un Ministro o ad un altro personaggio di una qualche importanza. La prima delibera assunta da un Comune è sicuramente quella di spedire un telegramma al personaggio “x” “la cui amicizia potrebbe sempre riuscire utile!”. Servendosi di questo tràmite, le Autorità (o quelle sedicenti tali) ritengono di avere un facile e sicuro mezzo per intervenire in una situazione locale senza scomodarsi più di tanto  Questo sistema di comunicazione, inventato nel XIX secolo, oggi appare superato dal punto di vista tecnologico. Eppure viene ancora usato per diversi scopi. In Italia, caso unico in Europa, si spediscono ancora quindici milioni di telegrammi ogni anno. La parola indica il testo trasmesso attraverso  telegrafo e, per metomimìa, il foglio stesso su cui il messaggio sia stato redatto.

A mezzo di esso i politici molisani “aderiscono” a tutto; ed il Sindaco del paese – servendosi sempre del medesimo mezzo – ringrazia dell’adesione, esprime voti, eleva il pensiero oppure (a seconda dei casi) stigmatizza, segnala, deprèca, plaude, inneggia, confida o àuspica. Oramai questa tipologia di comunicazione “fallisce” soltanto nel caso dei matrimoni, dal momento che il plico verrà consegnato pur sempre dopo che il rito sia stato celebrato e gli sposi se ne stiano magari viaggiando per santificare la loro luna di miele.

 

Di Giuseppe Saluppo

Potrebbe Interessarti

Fruttagel, un contratto qualificante

Il 25 giugno è stato sottoscritto il contratto integrativo aziendale per lo stabilimento Fruttagel di …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*