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      Sono tecnologi ma urinano sui portoni

di sergio genovese

 

Se avete sentito parlare in questi giorni Presidi e Professori, dal proscenio delle ricorrenze natalizie, hanno sempre e solo comunicato  il primato della loro bravura e la volontà di rendere i propri studenti sempre più avanzati tecnologicamente parlando. Così la dipendenza da internet, dalle reti wi fi e da tutti gli altri ammennicoli , sarà sempre più avvolgente. Sulla questione si può discutere: c’è chi sostiene che non si può fermare il progresso e chi invece ( in minoranza) si batte affinché sia sempre l’uomo a dominare la macchina e non il contrario. Scommetto che difronte al dilemma tutti fingeranno di propendere  per la seconda ipotesi e si  pronunceranno   proprio mentre smanettano sullo smarth phone.. Il tema è invece più profondo e coinvolge in pieno le agenzie educative più importanti: la famiglia e la Scuola. Sulla inconsistenza delle famiglie si è detto e visto molto. Sulla direzione verso cui stanno andando le Scuole si è detto e si dice molto poco. Senza farsi condizionare da chi rifiuterà ( sempre per luogo comune)  di condividere il mio assunto, le istituzioni preposte alla formazione, hanno accelerato sul progresso tecnologico senza contestualizzarlo, cioè hanno puntato sulla formazione cibernetica abbandonando, colpevolmente e  miseramente, la formazione morale e di vita. Così abbiamo giovani che sanno di più l’Inglese, che ciattano ad occhi chiusi, che s’intendono di domotica  ma nei sabato sera da sballo si ubriacano, si drogano e urinano sui portoni di Via Ferrari, giusto per individuare un luogo simbolo. Che alluvione! Questi ragazzi sono i nostri figli e i nostri studenti! Sono i ragazzi che incontriamo tutti i giorni e verso i quali abbiamo smesso di parlare di valori forse perché non ne siamo capaci. Così anche chi geneticamente era nato per fare l’educatore si è arreso ed è stato travolto dal magma degradante che vivono le nostre comunità. Mi piacerebbe ascoltare Presidi e Professori che da domani cominciassero a impegnarsi in azioni monotematiche per ristrutturare il livello morale e le prospettive sociali dei nostri ragazzi. Il mio vecchio maestro, il grande Antonio Polcini, diceva ai suoi bambini :” Se io fossi bravo ad insegnarvi l’aritmetica senza avervi fatto capire che rubare una mela dal fruttivendolo è un’azione del male, quella conoscenza acquisita vi servirà a poco.!” Se ognuno di noi, nelle prime ore del mattino, passasse su Via Ferrari o in Piazza S.Leonardo, si accorgerebbe quale è livello raggiunto e dentro quali scenari si muovono i nostri figli e i nostri nipoti. I nostri, non quelli degli altri…

Di Giuseppe Saluppo

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