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Tanto tuonò che piovve !

Di Nicola Felice

 

Dopo tanto, grazie all’autorità giudiziaria, è reso noto a tutti che l’impianto di depurazione comunale del Porto non svolge con efficienza il suo operato, immettendo in mare acque reflue civili non depurate, con i parametri chimici e microbiologici fortemente non conformi ai valori di legge. Ciò porta chiarezza alle tante e ripetute polemiche avute tra cittadini, movimenti, rappresentanti di categorie e Amministrazione comunale.

Per molti penso che è stato come aver scoperto l’acqua calda! In tanti sapevano o avrebbero dovuto sapere dello stato in cui versa l’impianto in oggetto e il grado di depurazione delle acque reflue poteva garantire, oltre agli addetti ai lavori, forse, anche le autorità di controllo. Per molto tempo, pare, si sia preferito chiudere non solo un occhio, preferendo silenzio e inoperosità, facendo credere: tutto bene madama la Marchesa!

Ora che “l’arcano” è stato scoperto, tutti a correre ai ripari, ma soprattutto a prendere le distanze da quanto oggi accertato ma che in effetti accade da tempo.

L’autorità giudiziaria nel suo dispositivo, oltre a dichiarare le inosservanze alle norme vigenti in materia di inquinamento ambientale, ordina ai soggetti competenti di risolvere le problematiche accertate eseguendo i necessari interventi entro i prossimi quattro mesi.

Per quanto è dato sapere, ed è a mia conoscenza, credo che per dare soluzione definitiva, è difficile assolvere quanto richiesto nei tempi assegnati, per quanto impegnativi, anche economicamente, sono gli interventi necessari.

In più occasioni è stato detto, ora confermato  anche dal tecnico consulente della Procura, che l’impianto di depurazione del Porto è inadatto a depurare tutte le acque reflue affluenti, per quantità e carico organico inquinante. E’ pretendere di trasportare con un Ape, un carico cui necessita un autotreno.

Quindi, per assolvere a quanto richiesto dalla Procura, oltre a una massiccia manutenzione straordinaria dell’impianto in oggetto, necessita “alleggerire” lo stesso, quindi in primis occorre realizzare, al Parco comunale la “famigerata” stazione di pompaggio, già da tempo progettata e appaltata, ma inspiegabilmente non realizzata. Ciò consentirà di confluire le acque reflue da depurare, non più all’impianto di depurazione del Porto, bensì a quello di  Pantano Basso, che attualmente è utilizzato appena al 30% della sua potenzialità.

Inoltre occorre accelerare l’attivazione dell’altro impianto di depurazione comunale in contrada Sinarca, impianto che in più occasioni è stato annunciato la fine dei lavori, ma che ad oggi, dopo varie vicissitudini resta ancora inattivo.

Per il bene di Termoli e dell’intera comunità, è di primaria importanza abbandonare le polemiche, auspicando sinergia da parte dei soggetti interessati a risolvere l’annosa questione.

 

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Giacomo Iacobucci

    Ritengo che tutti debbano fare un passo indietro ed unirsi per risolvere il problema, quindi per operare in nome e per conto di una città come Termoli che può costituire il volano per questa regione, in quanto è l’unica che per posizione geografica, indotto industriale e ricchezza del territorio offre qualcosa di valido. Una cittadina balneare di circa 40000 abitanti non può permettersi di avere un depuratore colabrodo, quindi al più presto i lavori perché il mare ne benefici ed il turismo non venga intaccato.

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