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Tante sinistre, nessuna sinistra

Tante sinistre (Sinistra unita – Sinistra italiana – SinistraDEm), nessuna sinistra. Sinistra, dunque, cercasi. Nel Pd ormai è “out”, è fuori. Non a caso al solo nominarla, la platea della Leopolada di Firenze s’è lasciata andare al grido ultrà: “Fuori fuori”. Fuori dunque D’Alema, Bersani, Speranza. D’Attorre, Fassina e Civati hanno preso per tempo cappello. Cuperlo invece ha fatto in tempo a rientrare nei ranghi firmando la bozza della  correzione della legge elettorale “Italicum”. In campo nazionale fuori la sinistra; nel Molise (siano o non siamo la regione delle singolarità storico/politiche?), il coordinatore di SinistraDem Nicola Palombo, che presumiamo sia di matrice cuperliama (ma non dichiarata, in attesa che Cuperlo si ritagli uno spazio vitale e visibile all’interno della maggioranza renziana), dopo aver esordito da amico di Pippo Civati, indossando i panni del buon Samaritano, ha rotto il silenzio che durava da mesi,  e se n’è venuto con il solito pistolotto sull’unità: il suo modo di essere profeta.  “Il Molise non può reggere la sfida del rilancio economico e sociale, dello sviluppo industriale sostenibile e della ripresa di una sana occupazione, senza il contributo delle forze progressiste, di una sinistra che sappia farsi carico del disagio sociale e che risponda con un’azione di governo che punti prioritariamente alla giusta ed equa redistribuzione delle risorse”.

Fissata la base del ragionamento, ecco lo scopo: l’apertura di Micaela  Fanelli, segretaria renziana del Pd regionale,  ad una segreteria più larga. “Non può che essere accettata e presa in seria considerazione – annota e sottolinea Palombo nella sua missiva di pace – da quanti tengono al Partito democratico e dal Partito democratico vogliono il rilancio del centrosinistra”. Il giovane di Montenero di Bisaccia dimentica che la Fanelli, come il Re Sole (“L’état c’est moi: Lo stato sonno io”), è convinta che il Pd sia ella e sola ella. Ne ha dovuto prendere atto anche l’onorevole Venittelli che,  prima di riassociarsi, ha cercato di mettere in discussione il metodo e il modo di gestire il Partito, di richiamare la promessa di riprendere il dibattito assembleare interrotto a  Isernia e mai ripreso. Esempi di patetismo politico, di rigoroso rispetto delle nuove regole (im)morali della politica personalistica e personalizzata. Rischia grosso pertanto Palombo, che della fantomatica “SinistraDem – Assemblea nazionale” dice essere il coordinatore,   di fare l’ennesimo buco nell’acqua. Cosa, e come, diversamente potrebbero produrre le sue sollecitazioni, a fronte di una segretaria regionale a ricalco della segreteria nazionale, ostile ed ostinata contro ogni ipotesi di confronto, di spazi dialettici, di elaborazione di proposte e di pensiero? Renzismo puro. Contro cui, gli inviti alla moderazione sono destinati ad essere cestinati. L’invito di Palombo probabilmente non farà eccezione. Lo trascriviamo nella sua ingenuità. Di ce Palombo: “ Si lascino i personalismi e i tatticismi di corto respiro, si abbandonino i percorsi personali che troppo spesso sono anteposti al senso generale. Ci si renda conto, dall’iscritto al dirigente, dall’elettore all’eletto, che solo con un Pd autonomo e funzionante nei suoi organismi si può riacquistare quello slancio necessario per affrontare le sfide future. La SinistraDem, dopo un lungo percorso fatto soprattutto di ascolto della base, di fronte ad un momento così delicato, con spirito di sacrificio, lealtà, e capacità di fare critica positiva, non si tirerà indietro rispetto al senso di responsabilità che dovrebbe investire tutti. Con la maggioranza, e non in maggioranza, per apportare il nostro contributo, secondo la nostra prospettiva”. Parole da libro “Cuore”, ma anche un sussulto di speranzosa fiducia: “La costituzione immediata della direzione regionale, una maggiore autonomia dell’azione politica nei confronti del governo regionale e il lavoro duro per rifondare un dialogo con le sinistre fuori e dentro il Pd per un nuovo centrosinistra, sono le priorità che abbiamo e a cui vogliamo dare una risposta. Tante sono le sfide da affrontare, potremo superarle solo riacquistando un po’ dello spirito di rispetto reciproco e di unità d’intenti che i Padri Costituenti ci hanno lasciato in eredità”. Ma non sapevano in che mano sarebbero finiti.

 

 

 

Dardo

 

 

Di Dardo

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