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Sviluppo rurale, Piano che funziona

C’è un Programma regionale che funziona, che sta utilizzando le risorse disponibili, che sta dando lavoro a decine di persone chiamate a dare assistenza alle attività da svolgere per far crescere e sviluppare le attività agroalimentari nel settennio 2014-2020: il Programma di sviluppo rurale (Psr). E’ di questo Programma che parliamo prendendo spunto dalla determina del direttore dei Quarto dipartimento, Massimo Pillarella, con cui ha impegnato un milione di euro per coprire il costo della prima annualità 2016 del servizio di assistenza tecnica. L’agibilità del Programma, l’assunzione del personale esterno, gli impegni di spesa, l’affidamento all’Arsarp di formare un elenco (short list) al fine di creare una banca dati di candidati idonei per la contrattualizzazione di esperti nelle varie attività di assistenza tecnica, sono l’espressione di un’azione amministrativa coordinata che alla Regione Molise è merce rara. Per cui quando la si trova in atto, come in questo caso, è inevitabile darle risalto, sperando che faccia da indicatore anche agli altri settori, alle altre attività, agli altri Programmi e Piani  che hanno lo scopo di creare sviluppo all’economia molisana coi fondi  europei, che sono tanti e tutti con notevoli apporti finanziari. Li vogliamo ricordare: Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), Fondo sociale europeo (Fse), Fondo di coesione (Fc), Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) e Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp). Un ventaglio di possibilità, per creare i presupposti per migliorare le condizioni della comunità molisana anche in ambiti non strettamente economici. Ebbene, seguendo il diagramma delle attività regionali, molte di queste possibilità ancora non trovano manifestazione, a differenza del Programma di sviluppo rurale. Non è una certo una buona notizia. Sta a significare che ci sono realtà nel sistema regionale che non percepiscono il valore economico e sociale della programmazione dei fondi europei, né l’urgenza di metterli in cantiere, preferendo trastullarsi con le procedure burocratiche, le analisi “a posteriori”, i pensamenti e i ripensamemti, e come allungare il brodo per tenersi impegnati nelle loro remunerate funzioni dirigenziali. In questa articolata realtà regionale l’Arsarp, soprattutto nella fase commissariale targata Iacobucci (oggi è targata Gabriella Santoro), del Psr ha provveduto ad elaborare il piano operativo e ad assecondarlo passo passo per fare in modo che entro la fine della scadenza del settennio 2014/20202 non ci siano risorse da utilizzare, come purtroppo è accaduto con il settennio 2007/2013 ancora in fase di chiusura e di rendicontazione.   In ottemperanza a quanto previsto dal  piano operativo, è stato dato inizio alle attività di assistenza tecnica alle sei aree tematiche di cui è formato, e realizzata la selezione delle relative figure professionali (43) e di  4 “senior coordinatori”. Ed è l’Arsarp nella sua funzione di tutore del piano operativo ad aver definito il milione di euro necessario a coprire la prima annualità 2016. Un’eccezione? Che si vorrebbe diventasse regola.

Dardo

Di Dardo

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