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Sulla sicurezza delle scuole valgono i  numeri, non le parole

Numeri, non parole. Dei numeri, tralasciando le parole, s’avvale il consigliere regionale (ex Pd) Michele Petraroia per rappresentare il quadro complessivo delle strutture scolastiche nel Molise e per inchiodare gli interlocutori istituzionali, i comitati dei genitori e chiunque, per motivi validi, ha titolo a intervenire, a stare ai fatti. E i fatti dicono: nel Molise sono 375 gli edifici scolastici censiti, di cui 281 comunali e 76 provinciali. Al 2015 sono 13.466 i bimbi della scuola dell’infanzia; 15.189 delle elementari; 7.242 delle medie e 5.389 delle superiori, per un totale di 41.286.  Gli edifici scolastici ubicati in aree a rischio sismico sono 364 e di questi, 80 sono collocati in aree anche a rischio idrogeologico. La metà degli edifici scolastici è stata costruita tra il 1921 ed il 1960 e solo il 40 per cento risulta edificato dopo il 1976 anno in cui si sono avute le prime disposizioni antisismiche. Centosettantacinque (175) edifici scolastici sono privi di certificato di collaudo statico, 241 sono privi di certificati di agibilità/abilità, 217 sono privi di omologazione della centrale termica, 145 sono privi di certificato di impianto elettrico, 227 sono privi di certificato antincendio, 200 edifici non hanno denunciato l’impianto di messa a terra, e in 97 sussistono problemi di accessibilità per i diversamente abili. Poi, però, col 93,7 per cento    il Molise supera la media nazionale dell’89,9 per cento, delle scuole dotate di un documento di valutazione rischi,  ma di questo vantaggio purtroppo sconta il ritardo nella immissione dei dati da parte degli enti proprietari (comuni e province) sulla piattaforma digitale nazionale dell’Anagrafe degli edifici scolastici del Ministero dell’istruzione. I numeri sopra elencati sono stati resi accessibili dall’efficace collaborazione fornita alla Regione Molise dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Pisa nella costituzione di un sistema di monitoraggio regionale che ha dato vita all’Anagrafe dell’edilizia scolastica. Lasciati però sulla carta, i dati rilevati hanno solo un funzione statistica e documentale, mentre se fossero riassunti in programmi e proposte operativi, diventerebbero la discriminante invalicabile delle priorità per “la messa in sicurezza o la realizzazione di scuole sicure sul territorio in base alle reali esigenze degli alunni e non alle spinte localistiche artatamente sostenute da amministratori poco avveduti e da tecnici ed imprese pronti a speculare su qualsiasi finanziamento pubblico”.  Virtuosità sprecata, purtroppo, se, come è accaduto, il Governo assegna i finanziamenti dell’ultimo biennio sul capitolo “Scuole belle” o “Scuole innovative” in base a criteri discutibili, unanimemente contestati da tutti gli assessori regionali all’Istruzione. Diversamente, implementando i dati dell’Anagrafe regionale, le Province e i Comuni accerterebbero  dove andrebbero fatti gli interventi più urgenti, destinando a essi  i finanziamenti disponibili. Riflessione di Petraroia in proposito, da incasellare: “Chi non si muoverà in questo solco potrà continuare a commettere errori a Roma, a Campobasso o nel proprio Comune, e probabilmente alimenterà un circuito affaristico e clientelare che gli darà forza per  conservare il proprio potere, ma alla prossima calamità naturale sappia che nessuno è al sicuro, nemmeno chi specula su materie di tale delicatezza”.

Dardo

 

 

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