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Succede alla Fondazione Molise Cultura. La rivalsa di Sandro Arco è lo scorno di Paolo di Laura Frattura?

La rivalsa di Sandro Arco: un uomo, una storia, un caso politico e
amministrativo. Il già direttore della Fondazione Molise Cultura
privato dell’incarico, è quasi un anno,  per volontà politica del
presidente della giunta regionale Paolo di Laura Frattura e del
consiglio regionale, sta risalendo la china. Da possibile viandante,
con comprensibile risentimento, a possibile dirigente della stessa
Fondazione. Il percorso da viandante a dirigente si dovrebbe
concludere a giorni, su decisione del consiglio di amministrazione
della Fondazione, notoriamente declinato al femminile, sulla scorta di
una disseppellita legge nazionale da appiccicare al caso di specie.
Un caso, ricordiamolo, che ha avuto il suo clamore e i suoi commenti
all’indomani della caduta di Arco dalla funzione di direttore
generale, per poi inabissarsi nel mare del silenzio, quindi
riemergere, come andiamo dicendo, con appendici di straordinarietà
protocollari e amministrative che, come abbiamo accennato, andranno a
concludersi con la piena rivalsa del Nostro nei confronti di quanti lo
avevano dato in pasto alle ipotesi, le più, varie, anche le più
malevoli, quasi  dovesse intendersi la cancellazione della figura del
direttore generale della Fondazione Molise Cultura, peraltro a ciel
sereno, una sorta d’ammenda per chissà quali peccati (politici?
amministrativi? gestionali?). Vattelappesca. Sta di fatto che
quantunque non più direttore, Sandro Arco non ha mai imboccato la
porta d’uscita dello stabile di Via Milano  . Una presenza ingombrante
(perbacco, era sempre  il mega direttore generale, quantunque privato
del titolo quello che si era andato a sistemare al secondo piano).
Come gli sia stato possibile stare ad una scrivania, in una stanza, in
un contesto di cui non aveva titolarità, senza una specifica qualifica
e senza un previsto posto in pianta organico, è uno degli arcani che
avvolgono la Fondazione e il suo procedere ansimante nella
valorizzazione e nella affermazione della cultura nel Molise. Nella
fondazione a fare cosa? Con quale supporto giuridico e funzionale? In
base a quale diritto, semmai preesistente?
Interrogativi che avrebbero dovuto essere sollevati e non lo sono
stati. Se ne sono guardati bene il presidente Frattura e i consiglieri
regionali che avevano deciso di sbarazzarsi del direttore generale;
lontane si sono tenute la presidente Presutti e, peggio ancora, la
consigliera delegata,  Francesca Carnevale, cui era stato dato il
compito di affiancare la presidenza e farsi carico, nella sostanza,
delle prerogative un tempo di Arco. La realtà tra le mura della
Fondazione è particolarmente articolata, composita, parcellizzata, e
solo una mente allenata e una mano esperta (quali sono quelle di Arco)
potevano tenerla in piedi, darle una continuità, utilizzare le
risorse, giostrare il personale. Saranno state tutte queste
“incombenze”, questi artifici gestionali a rendere Sandro Arco,
sebbene detronizzato, ma presente (pensante e parlante) nell’ambiente
di Via Milano, una entità importante nella Fondazione Molise Cultura
che Paolo di Laura Frattura ha avuto l’accortezza (o la dabbenaggine?)
di organizzare a sua immagine e somiglianza (vaporosità esteriore e
pochezza sostanziale). Sta di fatto, che al già direttore generale, è
stato lasciata la possibilità di rimanere nella Fondazione, di
interagire, di intervenire – su quali presupposti non è stato mai
appurato – dandogli modo di riacquistare un sotteso prestigio e,
soprattutto, sottese funzioni. Tutto ciò, a scorno di Frattura e del
consiglio regionale che avevano ritenuto superflua la figura del
direttore generale cancellandola  dallo statuto della Fondazione, ma
fallendo sostanzialmente l’obiettivo s’è vero che la rivalsa di Arco
si potrà  concludere col suo ritorno in auge,  in veste di dirigente
della Fondazione. Apriamo un inciso, per capire meglio come Molise
Cultura sia fortemente dipendente da esperienze e personalità esterne
al CdA e al personale in organico. L’Ente  paga circa 80 mila euro ad
una società di Roma che cura la regolarità e la sottoscrizione dei
contratti e dei pagamenti (!), roba che chiunque contabile o
ragioniere (e la Fondazione ha l’uno e l’altro) è in grado di
assicurare. Tornando ad Arco, la risalita, da possibile viandante a
dirigente, che lo sta contraddistinguendo, ha connotati straordinari e
sequenze altrettanto fuori dell’ordinarietà. Non più direttore
generale, ma fisicamente presente nel perimetro della Fondazione, ha
visto infatti  rivalutare le sue capacità, dapprima incaricato dal CdA
di coordinare i servizi interni, andando ad intaccare il ruolo e la
funzione della consigliera delegata Carnevale che non ha mosso un
dito, quindi, al momento del finanziamento regionale di circa 600mila
euro per le attività istituzionali, nominato responsabile unico del
procedimento (rup), ovvero responsabile dell’uso e della destinazione
di quei soldi pubblici regionali. Il cerchio dovrebbe chiudersi, come
detto, con la sua elevazione a dirigente della Fondazione di  cui gli
improvvidi Frattura e consiglio regionale avevano creduto di essersene
liberati. Ancora una volta le disposizioni, i provvedimenti, le
decisioni della Regione che si suppongono innovativi e riformatori,
alla prova dei fatti rivelano improvvisazione, arruffamento,
abborracciamento della classe politica che li ha poste in essere. A
leggerla tutta la rivalsa di Arco è  – si o no – lo scorno di
Frattura?
Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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