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Strenne natalizie per i 60 anni di Cocco Bill: Benito Jacovitti era nato a Termoli

 

di Claudio de Luca

Benito Jacovitti, termolese per nascita  e per i suoi primi anni di vita, è stato il primo autore di fumetti ad essere trasmesso in tv. Al “Romics”, che è la fiera romana del fumetto, è stato presentato come “uno dei pochi capaci di creare un mondo che prima di lui nessuno aveva mai ipotizzato; compiuto e coerente, seppure all’insegna dell’assurdo, del ‘nonsense’ e del grottesco”. Quest’anno il suo personaggio più famoso (Cocco Bill) ha compiuto 60 anni. Il pistolero comparve – nel 1957 – su “Il Giorno dei ragazzi”, supplemento del giovedì dell’omonimo quotidiano milanese dell’Eni, in edicola dal 1956. Si trattava di un cowboy che, per calmarsi, anziché whiskey, usava sorbire camomilla. “Jac” aveva soltanto 34 anni ma, alla fine degli Anni ’30, già disegnava. Ancora adolescente, aveva creato personaggi come il trio Pippo, Pertica e Palla e il criminale Zagar. Tra il ’60 ed il ’70 inventò il “Diario Vitt” di cui si sono approvvigionati decine di migliaia di alunni e di studenti per decenni. I suoi salami e le sue lische di pesce sono finiti nell’immaginario collettivo; ma, purtroppo per lui, si collocò dalla parte sbagliata della storia. In una storia (che funge proprio da suo discrimine negativo) alcuni discoli sono messi in fuga dalla maestra che li inseguirà armata di lazo, mentre Cocco Bill ride a crepapelle e commenta:“E che movimento! Un bel movimento studentesco!”. Ed è per avere detto così poco verrà considerato “fascista”, lascerà il “Corriere dei Ragazzi” ed approderà su “Linus” di Oreste del Buono, suo coetaneo. Pure questa Redazione lo boicotterà, spingendolo ad allontanarsene. “Io avevo fatto una critica contro gli estremismi di ogni colore – commenterà – mentre loro volevano che lasciassi le frecciate contro i fascisti e che levassi quelle contro l’extrasinistra. Io, invece, eliminai entrambe”. Se il suo principio era questo, oggi lo boicotterebbe anche la sinistra estrema e la destra, mentre Jacovitti era soltanto un anarco-conservatore difficile da etichettare. La faziosità ideologica ha sempre afflitto l’Italia; tuttavia è giusto ricordare che Oreste del Buono, uomo di sinistra, a differenza di molti suoi lettori, era un intellettuale finissimo e di ammirevole intelligenza. Aveva capito che non era affatto fascista. Semplicemente non si era mai allineato a certo grigio conformismo culturale.

Termolese per caso (il padre era un ferroviere calato sulla costa molisana), all’estero è scarsamente conosciuto. E’ stato uno straordinario manipolatore della lingua italiana; e, per questo, il suo lavoro è difficilmente traducibile. In compenso aveva una personalità forte; e, se fosse nato in America, sarebbe diventato più famoso di Walt Disney. Ciò che colpìva l’immaginazione di ciascuno era il fatto che “somigliasse” alle sue opere: genio e follia andavano a braccetto nelle tavole come nella vita privata. Faceva tutto da solo, dalle matite ai colori. Giurava di non avere canovacci; ed ogni volta che iniziava a lavorare ad una storia, regalava romanzi grafici che nulla avevano da invidiare a quelle che oggi vengono chiamate ‘graphic novel’. Le battute originali offerte ai lettori sono state tante. Piace ricordarne una, un tantino surreale, basata sul solito gioco di parole: c’è un puma che se la fuma, beatamente, tenendo una bella sigaretta in bocca. Arriva un tale e domanda:”Scusi, lei è un puma?“. “Sì, perché?“, chiede il felino. E l’importuno lo invita a guardare alle sue spalle dove c’è un cartello che reca la scritta:”Vietato pumare“.

Ignoriamo se il Comune di Termoli (che a suo tempo resettò la cittadinanza onoraria concessa al Duce) abbia, o meno, dedicato una strada a questo figliolo del caso. Di sicuro è stato intitolato a “Jac” il Liceo artistico, com’è giusto che sia per chi – disegnando ‘cartoni’ ed inventando storie – ha saputo cavalcare le illusioni di tanti giovani al punto da costringere “Repubblica” e “l’Espresso” a ripubblicarne settimanalmente le storie nell’occasione del 60° anniversario della nascita di Cocco Bill.

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. Si, ma non è mai stato opportunamente valorizzato in regione (come spesso accade dalle nostre parti).

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