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Stop alle circa 100 pale eoliche a ridosso dell’area archeologica di Altilia/Saepinm

Laddove non riescono le istituzioni, provvede la legge. Laddove sul Matese (versante campano a ridosso del sito archeologico di Saepinum e dell’area geopaleontologica di  Petraroja) le istituzioni hanno autorizzato l’installazione di circa 100 pali eolici sconvolgendo l’ambiente e lo skyline, hanno provveduto i Carabinieri a bloccare le ruspe. La Regione Campania ha autorizzato uno dei tanti tycoon del vento a violare la bellezza e l’unità ambientale del Matese, bypassando in maniera vistosa l’obbligo di informare del procedimento autorizzavo la Regione Molise. Che, però, a sua volta ha fatto poco niente per affermare un suo diritto così scopertamente disatteso.  Ma, come si dice, c’è sempre tempo per riparare ai propri difetti. E il difetto più grande  del governo di Paolo di Laura Frattura lo si rinviene proprio  sulle questioni ambientali, in particolare sulla politica energetica che pende in favore dell’eolico (selvaggio).  D’altronde, il Molise è una regione tra le più palificate e in grave ritardo sulla redazione e l’approvazione del Piano energetico. Ciò equivale a tenere la porta aperta alle imprese che fanno soldi facendo vorticare enormi pale sui crinali più belli e significativi del territorio. Al danno ambientale che il Molise si procura da solo ora bisogna aggiungere il danno che gli  procurano altri: in questo caso, il danno della Regione Campania che s’è guardata bene dal convocare la consorella molisana alla riunione di servizio in cui, tra le proteste delle popolazioni del Sannio (Morcone e Santa Croce), dei comitati per la difesa ambientale, dei coltivatori e dei pastori e quant’altri apertamente contro a uno dei peggiori attacchi all’unità paesaggistica e ambientale del Matese mai concretizzato, s’era visto finora.  L’ingresso di decine e decina di pali eolici sul quel Massiccio presuppone che del Parco nazionale del Matese da qualche mese approvato in sede parlamentare non si debba più parlare. Battuto dall’interesse economico e speculativo di coloro che stanno massacrando l’intero Appennino centromeridionale e, in modo scientifico, la Campania e il Molise. Regioni tra le più dotate di bellezze panoramiche e paesaggistiche, di ambienti incontaminati, di territori che trasudano storia e tradizioni irripetibili, ma governate da amministratori di manica larga e compiacenti ai richiami della produzione energetica alternativa e, diciamolo, del capitale della speculazione. La Regione Molise deve uscire dalla condizione agnostica in cui s’è rifugiata; deve usare le sue prerogative nelle sedi in cui è sperabile si convenga non solo a bloccare  lo scempio, quanto l’intero progetto di decine e decine di pali eolici a campeggiare sulle rovine romaniche di Altilia/Saepinum e del Parco geopaleontologico  di Petraroja.  Finora se n’è stata con le mani in mano. Ha lasciato fare, non ha rivendicato ciò che la legge le conferisce: il diritto a partecipare alle riunioni di servizio in cui si discutono progetti a cavallo tra il suo confine e quello delle regioni contermini. L’arrivo dei Carabinieri ha rianimato le popolazioni del Sannio beneventano, ha riaperto il capitolo dell’autorizzazione a installare i pali eolici; ha dato al governo regionale del Molise l’occasione per riscattarsi dall’agnosticismo e salvaguardare l’idea del Parco del Matese e  l’area archeologica di Altilia/Saepinum.

 

Dardo

 

 

 

Di Dardo

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