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Spuntano Comitati spontanei in difesa di diritti non assolti e di doveri non rispettati. Ultimo nato, il Comitato “Precari Sisma Molise”

Sempre più evidente e chiaro il tentativo della giunta regionale di depistare i molisani inducendoli a credere che il futuro prossimo venturo sarà ricco di occasioni, di investimenti finanziari, di opere pubbliche e occupazione. Da Palazzo Vitale sfornano comunicati stampa che vanno in quella direzione, e dopo anni di silenzio e di magra annunciano milioni di euro a profusione che il circuito mediatico locale provvede disciplinatamente ad amplificare con titoli a 9 colonne credendo così di tacitare la tantissima gente in balia di se stessa e di una realtà sempre più virtuale. La fantasia sembra essere la cifra politica di Paolo di Laura Frattura e della maggioranza di centrosinistra che si apprestano a chiudere il proprio quinquennio di governo. Infatti continuano a fantasticare un Molise che non c’è o, al massimo, di là da venire. Perché il Molise che c’è, è quello delle decine, centinaia, miglia di lavoratori in cassa integrazione, in mobilità, ed altrettanti lavoratori precari in attesa di stabilizzazione. Il Molise che c’è,  sono i 1744 lavoratori in mobilità in deroga che da mesi chiedono ciò che gli spetta e non l’hanno, pertanto costretti a chiedere solidarietà e sostegno esterni pur di essere ascoltati nella loro sacrosanta rivendicazione. Il Molise che c’è, sono i comitati spontanei che sorgono a piè sospinto in difesa di diritti che non vengono onorati e di doveri che vengono ignorati con insopportabile ostentazione da parte delle cosiddette autorità, entità sempre più lontane e irraggiungibili dall’uomo comune. La stessa ostentazione  con cui, come abbiano accennato, gli amministratori regionali in procinto di uscire di scena, avendo tra le mani la promessa di fondi europei (2014/2020) e i milioni di euro del Patto per lo sviluppo del Molise, cercano di far passare l’immagine di una realtà destinata ad aprirsi felicemente al futuro. Risorse che devono ancora materializzarsi, ma sufficienti a fungere da specchietto per le allodole (alias per l’elettore molisano). Quella che si va consumando in questo periodo è una forzatura politica che stabilisce anche il livello di improvvisazione e di demagogia con cui la classe dirigente molisana si esprime e si realizza, mai messa, peraltro, con le spalle al muro di fronte alla sequela di fallimenti che ha inanellato. Di grazia, cosa si può mai attribuire di solido, di concreto, di verificabile e di attuabile alla giunta regionale e alla Regione in questi anni in cui ha avuto la leva del comando che torni utile allo sviluppo economico, alla crescita sociale, alla affermazione della cultura molisani? Mancia competente a chi sarà in grado di dimostrare il contrario. Intanto, lo abbiamo detto, spuntano comitati spontanei in difesa di diritti non assolti e di doveri non rispettati. Imputata, ancora una volta, la giunta regionale, colpevole, per ciò che diciamo, di aver preso per i fondelli il personale precario che per anni ha lavorato alla ricostruzione post terremoto del 31 ottobre 2002. Non solo i soli ad aver sofferto dell’irrisione istituzionale; l’elenco dei beffati, degli sfruttati, dei turlupinati, è abbastanza lungo. Ma sono tra coloro che non le mandano a dire. Le dicono. In questi termini, per capire lo stato d’animo e la rabbia che lo contraddistingue. “A distanza di quasi due anni dalla macelleria sociale portata a termine da una amministrazione regionale cieca, sorda e discriminatoria nei nostri confronti, riprendiamo con vigore a far sentire le nostre ragioni e la nostra voce, tra l’altro mai sopita. Chi sperava di averci definitivamente seppelliti  utilizzando <una cura che uccide il malato e risolve il problema> si sbagliava. Il 19 dicembre 2017 il  “Comitato Precari Sisma Molise”, che ricordiamo difende i diritti di tutti precari che hanno lavorato in vario modo per la ricostruzione post sisma, si è costituito in forma ufficiale con il preciso intento di ottenere anche per i precari del post sisma Molise, abbandonati a se stessi, l’applicazione dell’articolo  20 del decreto legislativo  75/2017 (cosiddetta legge Madia), che prevede, sinteticamente, per tutti coloro che hanno superato una selezione pubblica, insieme a determinati requisiti e vantano opportuna esperienza maturata in anni di servizio (cosa che addirittura in molti di noi  supera il decennio), l’immissione in ruolo permanente nella pianta organica della Regione Molise o presso gli enti in cui si è lavorato”. Dunque, altro diritto non tenuto in considerazione, altra dimostrazione di autarchia amministrativa e di arroganza politica. E altro Comitato popolare che denuncia apertamente come il diritto, in questo Molise, sia un desiderio e non un dovere istituzionale da assolvere. Inebriamoci pertanto delle promesse e dei comunicati stampa regionali che le propalano.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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