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SPOPOLAMENTO E ORGANICI SCUOLA: IN MOLISE E’ EMERGENZA

Mentre la campagna elettorale volge al termine e l’attenzione mediatica sulla nostra Regione è altissima, dobbiamo rilevare con rammarico la quasi completa assenza nel dibattito dei temi della conoscenza in generale e della scuola in particolare.
Eppure gli argomenti di discussione non mancherebbero: proprio ieri presso l’Ufficio Scolastico Regionale del Molise si è svolto un incontro di informativa sugli organici che ha confermato tutto ciò che temevamo e che da anni denunciamo. La scuola molisana continua ad andare incontro ad un drammatico spopolamento: anche quest’anno si perderanno altri 965 alunni, e ciò porterà la popolazione scolastica regionale a 38.015 alunni (nel 2006 erano 47.335). Si tratta della percentuale di decremento annuale più alta d’Italia (-2,48%), a fronte di una percentuale media nazionale inferiore allo 0,3%.
Tutto ciò, naturalmente, porterà un ulteriore taglio di organico per il personale: saranno 25 i docenti in meno, con ripercussioni negative soprattutto per la scuola dell’Infanzia e la scuola Primaria. Nemmeno sul sostegno la situazione sarà rosea: a fronte di un organico di circa 900 posti complessivi, solo 707 sono quelli consolidati in organico di diritto; ciò comporterà la quasi certa impossibilità di procedere ad immissioni in ruolo e trasferimenti interprovinciali per il sostegno nella scuola dell’Infanzia e nella scuola Primaria, mentre sarebbero solo 4 i posti disponibili per la Secondaria di secondo grado. Pochissime speranze di trasferimento, quindi, per i circa duecento insegnanti molisani che ad oggi sono titolari fuori regione, e che ogni anno si trovano a dover aspettare settembre per tentare di ottenere un’assegnazione provvisoria.
Ma le notizie allarmanti non finiscono: ricordiamo che mentre in tutta Italia, in base ai dati MIUR, aumenta il numero degli alunni iscritti al tempo pieno, il Molise dopo la Sicilia annovera la percentuale più bassa d’Italia (11,2 % di iscritti, a fronte di una media nazionale del 39,3%). Tale situazione, dovuta ad organici insufficienti e mancata predisposizione da parte degli Enti locali di servizi opportuni, rischia di penalizzare ulteriormente la nostra regione, ponendo ulteriori ostacoli alle possibilità lavorative, in particolare delle donne.
A fronte di tale contesto, lamentiamo l’indifferenza di tutti, in primis della classe politica regionale, che in questi anni si è completamente disinteressata al tema. Sintomatico è il fatto che dal 2016 in questa Regione manca l’Assessore all’Istruzione: la struttura, di fatto, si è limitata ad assicurare l’ordinaria amministrazione, basti pensare che negli ultimi anni le parti sociali sono state convocate solo per affrontare le problematiche relative al calendario scolastico.
l risultato è sotto gli occhi di tutti: Il piano di dimensionamento scolastico non è stato approvato (risulta fermo al 2016), sono presenti in regione istituti in reggenza, omnicomprensivi e pluriclassi, la legge sul sistema d’Istruzione e formazione è ferma al 1975, mancano interventi per garantire il diritto allo studio, l’edilizia scolastica è in situazione drammatica.
Lo ripetiamo da tempo: non si può solo certificare lo spopolamento, non si possono solo contabilizzare i tagli, è necessario aprire una vertenza nazionale e regionale sull’attribuzione degli organici, sull’aumento del tempo scuola, sull’edilizia scolastica, affinché vengano salvaguardate le esigenze specifiche del meridione in generale e del Molise in particolare.
Quando la campagna elettorale sarà finita, e le telecamere sulla nostra regione saranno spente, i problemi resteranno. Sarà però quello il momento per iniziare un vero confronto sul sistema scolastico molisano, che tenga presente le voci di tutti coloro che vivono la scuola quotidianamente e si impegnano affinché venga garantita una istruzione pubblica di qualità.

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. Anna D'Ambrosio

    C’è da dire una cosa: questa regione ha sempre preferito procedere sul suo proprio binario quando altre regioni hanno preso provvedimenti seri e di crescita in merito all’organizzazione scolastica. Un primo, indispensabile provvedimento migliorativo deve essere l’obbligatorietà del tempo pieno fino alle scuole superiori. Questo in primis perché costituirebbe una forma di approfondimento e di studio in modo più intelligente e produttivo per gli studenti, in secondo luogo perché li toglierebbe dalla strada, in terza analisi perché toglierebbe un “mal de cabeza” ai genitori lavoratori, che così non dovrebbero scervellarsi su dove e a chi lasciare i figli nel pomeriggio ed evitarebbero di lasciarli abbandonati a se stessi in casa mentre loro lavorano.
    Relativamente allo spopolamento, poi, bisogna essere onesti: non si può continuare a dare la colpa alla crisi, alla mancanza di prospettive professionali, alla precarietà del lavoro. Non si può vivere di fantasia, ma è altrettanto vero che la società moderna non è più disposta a fare sacrifici, non lavora per trovare soluzioni, preferisce sedersi ed aspettare, e questo è un dato di fatto. Io viaggio spesso: sono appena stata in Ecuador per lavoro: sapete, forse, che questo Paese ha un livello di povertà e sperequazione sociale elevato. Molti non hanno lavoro o ne hanno uno precario o poco remunerato, eppure la media nazionale è tre figli a famiglia. Come la mettiamo? Non bisogna vivere nella paura che le cose non migliorino, altrimenti si rimane paralizzati. Io ho quattro figli e sono appena uscita da un periodo di precariato. Comportiamoci tutti da persone mature e non aspettiamo che il panierino cada dal cielo!

  2. Il discorso sul tempo prolungato è particolare perché se è vero che coinvolge in prima persona le amministrazioni comunali ,è altrettanto vero che se i corpi docenti delle varie scuole non presentano e caldeggiato progetti formativi attraenti e produttivi di cultura oltre che legati alle realtà territoriali è ben difficile che possano riscuotere il successo, aggiungi a ciò che chi il posto ce l’ha e gli sembra più comodo che il lavoro si esaurisca nella mattinata, non pensa certo a favorire l’ingresso altrui se può comportare un sia pur piccolo sacrificio personale. Quanto alle strutture che accolgono le scuole è evidente che se debbono ospitare i doppi turni ,non sono in grado di essere utilizzate a dovere per i rientri pomeridiani

  3. Adolfo Di Rienzo

    D’accordo con la signora Anna in merito al fatto che che non è la crisi o la scarsità di prospettive lavorative a impedire di fare figli, bensì una mentalità errata secondo la quale bisogna avere tutto e subito, dare alla propria prole il meglio del vestiario e dei ritrovati tecnologici, fargli passare ogni sfizio possibile e metterli sul piedistallo (con il serissimo rischio, poi, che diventino dei bulli o dei delinquenti perché nessuno li ha mai richiamati all’ordine, come il recente episodio di una scuola toscana ha dimostrato). Mia nonna diceva: “Dove c’è un posto per mangiare, ce ne sono anche due”. Recuperiamo questo spirito genuino, scrolliamoci di dosso i vizi e gli artifizi di un’epoca molliccia come quella attuale, reinventiamoci, diamoci da fare, siamo solidali e non piangiamoci addosso. Sull’organizzazione e razionalizzazione scolastica, non bisogna avere la memoria corta: una certa sinistra -e lo dico senza alcun pregiudizio- ha preteso, in passato, che sorgessero istituti scolastici anche in paesini isolati, senza pensare, invece, a creare scuole in zone che fungessero da punti nevralgici e di raccolta per quelle circostanti, con buone strade ed efficienti mezzi di trasporto. Questo si doveva fare, ma non si è fatto, ed ora i nodi vengono al pettine. Si abbia, se non altro, l’umiltà di riconoscerlo.

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