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Spina: “Il lavoro, vera priorità”

“Il prossimo 21 maggio avrà inizio la XII legislatura del Molise. Una legislatura nuova che, però, dovrà affrontare tematiche vecchie e ben note a tutti, a tal punto che i candidati alle scorse elezioni regionali, in campagna elettorale, non hanno perso occasione per evidenziarne la drammaticità”. Lo scrive il segretario organizzativo della Cgil, Franco spina. “Il lavoro che non c’è, il territorio fortemente a rischio, le infrastrutture sia viarie che tecnologiche, il dissesto e lo spopolamento delle aree interne, il turismo, la sanità pubblica di qualità, il welfare e la difesa dei cittadini che si trovano in situazioni di povertà, assoluta o relativa, la mobilità e il trasporto regionale, il precariato a tutti i livelli, a partire dalla pubblica amministrazione, la non autosufficienza, sono solo alcune delle tante criticità esistenti nel nostro territorio.

Ora, finalmente il Consiglio, la Giunta e il Presidente della regione, sono nel pieno dei loro poteri e ci auguriamo possano dare le risposte auspicate in tempi brevi. In particolar modo, sul fronte lavoro, riconfermiamo la necessità che si debba procedere con un piano straordinario che veda una programmazione o riprogrammazione di risorse già esistenti per attivare con immediatezza delle opportunità di lavoro, a partire dal territorio e dalle infrastrutture. Serve una nuova programmazione regionale capace di prospettare un modello di sviluppo coerente, compatibile e sostenibile con il territorio. Tante aziende sono entrate in crisi o hanno dismesso le loro attività negli ultimi anni e, nonostante il riconoscimento delle aree di crisi, del patto per il Molise e dei fondi POR, i recenti dati ISTAT e INPS confermano ancora una volta che la tanto auspicata ripresa strutturale per il Molise, ancora non si è manifestata.

Il tema principale resta, quindi, il rilancio occupazionale e i suoi tempi di realizzazione. Per la CGIL è di primaria importanza ricollocare tutti i lavoratori espulsi dai cicli produttivi in questi anni, e prevedere nuove azioni per creare opportunità anche per coloro che non hanno mai lavorato o che da tempo non trovano lavoro. In attesa del rilancio, servono ammortizzatori adeguati; ad oggi, dopo la riforma, migliaia di lavoratori si trovano senza coperture e senza quelle politiche attive e passive tanto annunciate quanto disattese. Ed è così che, ad esempio, per gli ex lavoratori delle aziende dell’avicolo, del tessile e dell’indotto metalmeccanico, ricomprese nell’area di crisi complessa, oppure per l’ex azienda saccarifera di Termoli, l’incertezza rispetto al futuro sta diventando una realtà. Urge un intervento concreto della Regione, sia nei confronti del Governo nazionale per la riapertura della discussione in merito a strumenti di sostegno per le aree di crisi, sia di operatività diretta concretizzando le politiche attive e passive.

Tanti sono stati i momenti di confronto nel passato, tanti gli impegni formali presi nelle sedi istituzionali, eppure a distanza di anni non si è compiutamente definita alcuna vertenza.

Altro tema che sarà sicuramente noto a tutti è quello legato alla salute dei cittadini e alla difesa della sanità pubblica di qualità, essa deve essere rafforzata e non abbandonata. Noi come CGIL riteniamo sia indispensabile riaprire una discussione su un modello di sanità regionale che garantisca il diritto universale di accesso ai servizi, e siamo pronti a ribadire ancora una volta le nostre considerazioni e proposte in merito. Così come è ben nota la situazione relativa al lavoro precario nella pubblica amministrazione molisana, Regione Molise, enti strumentali e nel settore sanitario, e la necessità di procedere rapidamente alla stabilizzazione dei lavoratori. Tutti, a parole, ritengono il tema della legalità e il sistema degli appalti

molto importante, ebbene esiste già un protocollo depositato e discusso, adesso chiediamo che si proceda con la sottoscrizione a tutela e a garanzia di tutti.

Non sfuggirà, infine, che esiste un problema sociale legato alle famiglie che sono in povertà assoluta o quasi. L’Istat ci dice che in Molise, al 30 giugno 2017, la popolazione sotto la soglia di povertà era pari al 21% e quella a rischio povertà era al 31,7%. Questi numeri confermano l’estrema necessità di intervenire sul sociale e nei confronti dei più bisognosi. Ciò significa attribuire più risorse per il welfare, più risorse per le famiglie con problemi di disabilità, più risorse per la non autosufficienza, risorse certe ed esigibili.

In un momento molto delicato dal punto di vista sociale, deve essere compiuto ogni sforzo per difendere il diritto di cittadinanza e di una vita dignitosa. Il tema della mancanza di risorse non è del tutto vero, quando si vuole e ci si impegna, esse si trovano. Come nel caso di quelle che bisognerà reperire in virtù del nuovo statuto regionale, che come noto, prevede un assessore in più rispetto al passato, i consiglieri in surroga degli assessori nominati e la figura del sottosegretario. Fermo restando la nostra estrema contrarietà già espressa in passato sulla modifica intervenuta e l’opportunità di rivedere le scelte intraprese, chiediamo che tutti si impegnino da subito, per rimettere al centro del dibattito politico il destino del Molise e dei molisani a partire dal disagio sociale e dal lavoro, individuando le necessarie risorse . Per questo il prossimo 21 maggio in occasione dell’insediamento della nuova assise, saremo presenti con una delegazione di lavoratori perché riteniamo di vitale importanza che tutti si impegnino fino in fondo, come ci auguriamo che possano fare i nuovi eletti”.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Simonetta Mori Dall'Oglio

    Sembra che si faccia la scoperta dell’acqua calda, eppure si è sempre qui a ribadire quanto è stato sempre vergognosamente ignorato dal 1963, anno di istituzione della regione Molise. Se vi documentate, scoprirete che fino agli anni Cinquanta tutti i paesi molisani avevano molti più abitanti: Pescopennataro contava 837 abitanti (ora ne ha 278), Bonefro aveva 5041 abitanti (ad oggi, 1347), la ora minuscola Provvidenti (116 anime) ne contava 650. E l’elenco potrebbe continuare per molto. È il segno che di politiche per il lavoro, di valorizzazione del territorio tutti se ne sono ampiamente fregati. Poi bisogna anche difendere l’autonomia della regione? E che cosa si difenderebbe? Il nulla di fatto?

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