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Settimana Santa a Campobasso, ma non si era detto no alle bancarelle e palloncini?

Caro direttore,
    Ma non si era detto, a seguito delle proteste di un buon numero di cittadini, che durante la Settimana Santa non ci sarebbero state le bancarelle, i palloncini e gli intrattenimenti da sagra di paese? Ricordo, come se fosse adesso, le affermazioni del nostro primo cittadino e lo spazio dato da alcune testate l’anno scorso. “Se vogliamo che tutto cambi, tutto deve rimanere com’è”, farebbe dire Tomasi di Lampedusa al suo “gattopardo”.
   La sacralità sta progressivamente venendo meno a causa di incomprensibili, insensate licenze date dal Comune in una tale circostanza. Se a ciò uniamo il fatto che, paradossalmente, nel Paese del Papato e dei grandi santi il Venerdì Santo non è un giorno festivo,  e la nostra processione passa dinanzi ad esercizi commerciali aperti, abbiamo messo la ciliegina sulla torta. Documentatevi per credere: tutto il continente americano, l’Australia, il Sud Africa, molti Paesi europei hanno nel Venerdì Santo un giorno di sospensione dalle attività lavorative, come se fosse l’8 dicembre o simili.
   Non volendo scomodare un tema troppo ampio per essere trattato in questa sede, mi limito a sottolineare l’assoluta inappropriatezza della scelta di far stanziare le bancarelle durante questa settimana. 
  In questo nostro mondo è considerata una brava persona chi ti sorride a trentadue denti e ti mette calorosamente una mano sulla spalla, non contraddicendoti mai. E’ ritenuto un soggetto scomodo o retrogrado chi presenta le cose per quello che sono.
 A questo punto, però, fate un po’ voi i conti, signori: né io né voi abbiamo deciso di definire questa come la Settimana Santa. Noi campobassani in che modo la santifichiamo?
 Che la Pasqua ci faccia riflettere seriamente su questo aspetto.
Massimo D’Alessandro

 

Di Giuseppe Saluppo

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