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Una sequoia non è per sempre

Per opportunità, oltre che per esigenza strettamente botanica, la sequoia impiantata  in Piazza Cesare Battisti, in sostituzione di quella andata in malora per evidente carenza di cura, ridotta ad una parodia di sequoia (pianta peraltro di grande nobiltà e imponenza), non poteva essere diversa da quella che è: una giovane sequoia di 15 anni, meglio predisposta all’attecchimento e alla crescita prevedibile, di 60/70 centimetri l’anno. Questa notazione tecnica si rende necessaria per livellare i rilievi e le critiche  che alcuni esegeti della flora cittadina hanno sollevato nel momento in cui alla loro vista è scomparso il troncone inerte della vecchia sequoia (cui avevano fatto l’occhio e l’abitudine),  ed è apparsa la giovane essenza che certo non avrebbe mai potuto ricomporre il ricordo della vecchia sequoia prima che decadesse miseramente, andando ad aggiungersi alla perdita mai giustificata dei cedri del Libano nei giardini retrostanti Palazzo san Giorgio. Perdite floristicamente gravissime, trattandosi di essenze di grande pregio che però non hanno interessato nessuno né mosso un dito, per capire chi quel danno l’avesse procurato, e perché. Ben altro soprassalto invece c’è stato, con il corredo dei rilievi e delle critiche appena sopra accennati, per la sequoia divelta perché fosse sostituita con una nuova che, ribadiamo, non poteva che essere ciò ch’è: una pianta relativamente giovane, destinata, se attecchisce, come si spera e si augura, a restituire nel tempo la stessa immagine che nella memoria dei campobassani ancora non è sbiadita, della sequoia quasi centenaria in tutta la sua possente maturità, a fare da “sentinella” all’ingresso al centro murattiano da Via Mazzini e da Via Veneto. Con questa premessa, era lecito attendersi ben altro commento alla sostituzione effettuata per lodevole iniziativa di un comitato di cittadini coordinato dall’ingegnere Claudio Pasquale che s’è accollato l’onere e l’onore di provvedere là dove non provvedeva la pubblica amministrazione. La messa a  dimora della nuova sequoia sarebbe dovuta essere una giornata di festa, per confermare che nella città, nel mettere riparo ai danni e alle deficienze altrui, rimangono in circolo sentimenti di appartenenza e di condivisione. Ma non è stato. Se solo però si sapesse il tempo necessario per organizzare il tutto, e farlo funzionare, siamo certi, molti critici rivedrebbero la loro posizione e si renderebbero partecipi, fattivamente, di un’azione di cultura civile e di sensibilità estetica che non ha precedenti in città. Per arrivare ad ottenere l’autorizzazione a rimuovere la vecchia sequoia è trascorso più di un anno e mezzo e altro tempo s’è reso necessario per analizzare il sito dove impiantare la nuova. La rimozione della sequoia deperita è stata resa possibile dalla esperta collaborazione dei Vigili del Fuoco, mentre l’impianto della nuova, s’è avvalso delle preziose indicazioni e dei saggi suggerimenti del professore Giuseppe Lima della facoltà di Agraria dell’università del Molise. Quando abbiamo accennato ai sentimenti di appartenenza e condivisione che ancora sono in circolo in città, ci siamo rifatti  all’opera tecnica, ancorché spontanea, dell’impresa Di Sisto  e a quella particolarmente decisiva della ditta Euroflora di Campobasso.  Il simbolismo (civico e culturale) che connota questo episodio cittadino non ha bisogno di parole. Si sostanzia nella giovane sequoia e negli anni che saranno necessari per rendersi imponente come, demagogicamente, i critici l’avrebbero voluta. Non conoscendo le leggi della natura e della botanica.

 

 

 

Dardo

 

 

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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