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Sepino, Cercemaggiore, Guardiaregia, Vinchiaturo, San Giuliano del Sannio, Cercepiccola non meritano di vedersi ulteriormente penalizzati

Un assessore regionale della Campania del gruppo “Liberi e Uguali”, Francesco Todisco, e un consigliere regionale del Molise dello stesso colore politico, Michele Petraroia, si stanno battendo leoninamente per impedire  un impianto di compostaggio per 22mila tonnellate  di rifiuti solidi urbani in territorio di Sassinoro (provincia di Benevento)  a poche centinaia di metri dal confine molisano. Su queste colonne ne stiamo parlando da mesi seguendo l’onda della protesta popolare delle comunità sannite (beneventane e molisane) e  sulla scorta degli atti amministrativi e programmatici della Regione Campania, col colpevole silenzio e la colpevole assenza della Regione Molise nelle riunioni in cui gli atti si sono venuti a formare fino a quello conclusivo dell’autorizzazione a realizzare il compostaggio concessa alla Ditta New Vision srl di Pagani (provincia di Napoli). I rifiuti in  Campania sono oggetto di indagini della magistratura e di violente polemiche politiche, da cui emerge una mai risolta compiacenza degli enti territoriali nei confronti degli operatori economici che trattano i rifiuti e ci fanno soldi. La compiacenza della Regione Campania nei confronti della New Vision srl oltretutto contrasta con gli interessi di altra società di compostaggio dei rifiuti umidi in esercizio a Casalduni a circa 12 chilometri da Sassinoro, società interamente partecipata dalla Provincia di Benevento: un conflitto d’interesse sul quale l’assessore Todisco e il consigliere Petraroia insistono per venire a capo della ratio tecnica e amministrativa che ha lo ha creato. Soprattutto Todisco, com’è giusto che sia, è sulla barricata insieme ai comitati popolari che si oppongono a questo nuovo impianto di compostaggio e (dicono) di forte inquinamento ambientale, andando a spulciare il Piano regionale dei rifiuti e mettendo in evidenza le incongruenze che emergono, quale “la società privata autorizzata dalla Regione Campania a svolgere la stessa attività già affidata ad una società pubblica nello stesso territorio, in un’area prossima al Parco del Matese e situata a ridosso del fiume Tammaro che alimenta la Diga di Morcone-Campolattaro”. Da parte sua Petraroia si è ormai attestato come l’unico amministratore regionale che ha percepito il rischio che il nuovo impianto di compostaggio rappresenti per i valori ambientali della parte della Vallata del Tammaro che appartiene al Molise, per la fruibilità e la valorizzazione degli scavi archeologici di Saepinum e per quant’altro, in materia d’inquinamento, si può far risalire al trattamento in loco dei rifiuti, nonché legittimo “accusatore” della giunta regionale presieduta da Frattura di essersi chiamata fuori dalla questione, rinunciando a far valere il proprio punto di vista (ammesso che ne avesse avuto uno) nelle  conferenze di servizio che hanno preceduto l’autorizzazione in favore della New Vision srl. Intanto, nonostante la concessione alla New Vision srl, la faccenda continua a rimanere aperta in virtù dell’interrogazione urgente di Todisco con cui ha chiesto di sapere se la posizione assunta dalla Regione Campania non contrasti con le direttive europee, le leggi statali che le recepiscono e con le stesse pianificazioni adottate dalla Regione, atteso che tali strumenti, normativi e pianificatori, affermano inequivocabilmente il principio della minimizzazione dei costi, economici e ambientali, anche attraverso la riduzione delle distanze di trasferimento dei rifiuti dal luogo di produzione a quello di trattamento. In altri termini, autorizzare un impianto privato perché possa acquisire rifiuti provenienti da alte province campane o – anche – da fuori regione è atto privo di fondamento logico e normativo; quali siano gli interessi prevalenti, atteso che l’impianto privato di Sassinoro andrebbe a sovrapporsi a quello pubblico di Casalduni, andando a creare diseconomie autoevidenti per gli enti locali e per la Samte srl, interamente partecipata dalla Provincia di Benevento, ponendo un serissimo problema anche al neoistituito Ambito territoriale ottimale (Ato) rifiuti, destinato a subentrare alla Provincia e a rilevare anche l’impiantistica pubblica; quale sia il senso delle pianificazioni regionali in ordine agli impianti e ai flussi dei rifiuti, se da tali strumenti non derivano precise, razionali e conseguenti decisioni, da parte dei competenti Uffici regionali, in occasione delle richieste autorizzatorie avanzare dalle ditte private. Pare unanime e decisivo è che il decreto dirigenziale n. 5 firmato l’8 marzo scorso dalla Regione Campania va ritirato, la Valle del Tammaro va salvaguardata, il territorio posto a confine tra Campania e Molise col fiume Tammaro ed il Tratturo Pescasseroli – Candela va tutelato, i cittadini e le aziende agricole, artigianali e commerciali di Sepino, Cercemaggiore, Guardiaregia, Vinchiaturo, San Giuliano del Sannio, Cercepiccola e altri comuni non meritano di vedersi penalizzati oltre che da una miriade di problemi di varia natura, anche dall’insediamento di un mega-impianto di rifiuti.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Antonio Ugolini

    Invece di creare aziende agricole e piccole realtà manifatturiere, si pensa ad inquinare. Chissà poi che non ci siano le mani della camorra dietro: perché si insiste tanto su questo? Chi ci deve mangiare? Ricordatevi che la criminalità organizzata ha abbandonato la tecnica stragista per lasciare il posto ad azioni sulla carta più “pulite” come la gestione dei rifiuti, gli appalti, le operazioni finanziarie, secondo la logica che l’indimenticabile giudice Falcone definì delle “scatole cinesi”.

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