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Senza strade ma prigionieri degli autovelox

di Giuseppe Saluppo

 

Non abbiamo strade degne di questo nome. Ma siamo prigionieri degli autovelox. Chi viene da fuori cerca di non tornare più in Molise per le difficoltà dei collegamenti. Chi, con la macchina ci lavora, conosce la scarsa sicurezza delle arterie molisane. Gli autotrasportatori si rifiutano di scaricare con regolarità in Molise. Non si è voluta avviare la realizzazione dell’autostrada o di una superstrada a quattro corsie. In compenso, però, ci stanno nuovamente riempiendo di autovelox con gli assurdi divieti di 60/70 chilometri. No, cari Comuni, non fate prevenzione: alleggerite solo le tasche di persone che quotidianamente cercano di sbarcare il lunario e che non possono certo guidare tenendo il naso fisso sul tachimetro. Mi domando, non è più sicuro guardare la strada ed evitare frenate all’improvviso per evitare di farsi fare un selfie dall’autovelox? Certo, c’è di sicuro il ‘folle’ di turno. Quello, però, sa come districarsi se, addirittura, non ha a bordo qualche ingegno tecnologico di segnalazione. Diciamocelo francamente, gli autovelox servono in troppi casi ai Comuni per fare cassa, senza produrre alcun effetto sulla sicurezza, soprattutto perché posti su strade che dovrebbero essere a scorrimento veloce. Dovrebbero, ma non lo sono più. Di certo la nostra vita in abitacolo si è fatta dura davvero. Prigionieri degli autovelox e inceppati in strade che hanno solo la parvenza di arterie moderne. Com’era bella la targhetta adesiva in simil oro, con fotografia di parenti, affini o santi a ricordare: “Vai piano”. Mentre Gianni Morandi  cantava: “Andavo a cento all’ora a trovar la bimba mia, yeyeyeyè, yeyeyeyè”. Bei tempi, non prigionieri degli autovelox.

Di Giuseppe Saluppo

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