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Senza politica si può vivere?

di Massimo Dalla Torre

 

Abbiamo voluto aprire quest’ articolo, senza senso, con un interrogativo che qualche anno fa pose un collega lanciando una “provocazione” a non scrivere e tanto meno parlare di politica e di quanto accade attorno a questo mondo alquanto “bislacco”. Un mondo che, come disse Ennio Flaiano “è un bestiario dove l’incongruenza si sposa con la finzione e dove la recitazione è costante e continua”. Parole pesanti, ma Flaiano di cinema, teatro, recitazione e quant’altro, ne sapeva e ne masticava a tutto tondo. Per tornare al titolo abbiamo voluto riproporlo perché riteniamo giusto che una volta tanto è bene lasciare da parte “gli intrighi di palazzo” e le “chiacchiere di comari” per dare spazio a quelli che sono i veri problemi del Molise. Una terra che è arrivata a spersonalizzarsi. Una terra dove pochi, anzi pochissimi possono esprimere la propria opinione, almeno che non si appartenga alla schiera degli amici, degli amici, degli amici o dei “soliti noti”. Una terra che nel quotidiano si aggrappa, e questo è negativo”, a quello che è frutto delle “menti superiori”. Le quali,  farebbero bene a non partorire certe idee che, purtroppo hanno trovato l’humus favorevole per proliferare in questo lembo di terra. Ecco perché faremo bene a occuparci di altre faccende lasciando da parte quello che attiene alla politica. Sicuramente molti di quelli che si occupano di politica, forse, usiamo la formula dubitativa, perché obbligati dalle circostanze, rigetterà, quanto abbiamo proposto, anche perché se non si scrive di politica, rimane ben poco di cui scrivere. Eppure, se ci decidessimo a dare un segnale forte pubblicando intere pagine bianche, potremo dare la dimensione in cui siamo costretti a operare. Una dimensione da paragonare ai “limiti del paranormale” dove tutto può accadere e dove subito dopo quel tutto si tramuta in negazione assoluta dell’evidenza. Vedete quando ci si accinge a scrivere anzi a buttare giù qualche pensiero l’unica preoccupazione è di non tediare il lettore con le solite cose. Le quali, invece, inducono a ragionare; ecco perché quando qualcuno ci da lo spunto per qualche “riflessione” su quanto accade nei palazzi del potere, il fascino del mistero ammalia, assale, non permettendo di guardare con occhi critici quello che promana dalla politica anzi dai politici. Un fascino che molti subiscono e porta moltissime volte a parteggiare, forse con troppa enfasi, come se si stesse arringando in un’aula di tribunale a favore di chi ha scelto falsamente di essere il “paladino” della comunità molisana che, dipende in tutto e per tutto dai politici che, in questo “piccolo mondo” non antico, tanto per rammentare Fogazzaro, ha trovato il cosiddetto Eden proponendo la fatidica MELA della dannazione, cui difficilmente si riesce a rinunciare.

 

 

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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