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Sarà il senatore Roberto Ruta a gestire le scelte, le strategie, le opportunità da adottare sulla scorta di una nuova legge elettorale?

 

Il “No” al referendum, con il consequenziale abbandono di Renzi da capo del Governo, ha sparigliato le carte nel Pd, ha riaperto i giochi, ha rimesso in moto la dialettica interna. In campo nazionale e in periferia. Prima che cadesse, e tutto lasciava pensare che non cadesse, tanto da rendere l’ultima settimana della campagna referendaria “una straordinaria rimonta”, nel Molise il mazzo di carte lo gestiva il duo renziano per eccellenza formato da Micaela Fanelli (segretaria regionale del partito) e da Paolo di Laura Frattura (presidente della giunta regionale). In modo renziano, s’intende. Con sufficienza, con spocchia, con irridente  e beffardo sorriso opposto ad ogni accenno di dissenso, di leggero impercettibile scostamento dalle linea tracciata e tutta da (e)seguire. Il duo era talmente padrone di sé, delle sue convinzioni, delle sue attribuzioni fino al punto da interrompere un congresso per poi non riprenderlo più (Micaela Fanelli), e fino al punto di costringere l’assessore Petraroia ad uscire dall’esecutivo, senza rimpiazzarlo. Due esempi tra i tanti consegnati alla cronaca molisana, in cui l’apice dell’autosufficienza è stato, purtroppo per noi molisani, espressa nella gestione (disastrosa) della sanità, che li riassume e l’ingloba tutti. I mille giorni di Renzi si possono associare ai mille giorni di Frattura e di Fanelli: avviliti dalla gragnola di “No”, ripassati e ripensati alla luce delle tante chiacchiere e delle scarse consistenze. In campo nazionale il Pd probabilmente dovrà affrontare elezioni anticipate; nel Molise (ahi noi!) probabilmente dovrà aspettare la scadenza naturale dei primi mesi del 2018. Con una certezza, però. Il mazzo di carte cambierà di mano. Dal duo Frattura passerà a Roberto Ruta. Sarà il senatore, che ha sofferto non poco il carattere, le bizze, le tante sfumature di un comportamento spesso al limite della sfida da parte del presidente della giunta e della sua mallevadrice Micaela Fanelli, a considerare le scelte, le strategie, le opportunità da adottare sulla scorta di una nuova legge elettorale che non avrà più il primato della segreteria del partito, sicuramente più padrone di sé e delle sue aspirazioni e destinazioni future: dove e come esprimerle, e come conquistarle. Con lui, antirenzianamente potrà ritrovare verve e considerazione anche l’onorevole Danilo Leva. Le candidature non saranno più stabilite secondo l’Italicum, e con esso non più con la prevalenza della segreteria nazionale e delle segreterie regionali, specie se di natura e di matrice renziane. Saranno altri i parametri di valutazione che accompagneranno le scelte, le collocazioni, e le destinazioni. Se fossimo in Frattura cercheremmo di correre ai ripari: abbassando le orecchie e pedalando per una volta in favore dello sviluppo dell’economia regionale, dell’occupazione e della sanità.

Dardo

 

 

Di Dardo

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