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Sanità, precari figli e figliastri

Nel prendere  parte agli incontri promossi dalla Regione Molise diretti alla predisposizione del percorso finalizzato alla stabilizzazione dei lavoratori precari della Sanità Regionale, la Segretaria Generale della FPCGIL Molise Susanna Pastorino ha evidenziato che la procedura, così come concepita, esclude alcuni dei lavoratori  precari del Servizio Sanitario Regionale che hanno maturato più di 36 mesi di servizio presso le strutture sanitarie regionali. Trattasi di lavoratori titolari di contratto a tempo determinato, co.co.co, contratti a progetto e/o altre forme di lavoro flessibile che hanno prestato la propria attività lavorativa come tecnici e/o amministrativi presso le strutture sanitarie regionali garantendo servizi essenziali quasi per dieci anni. E, pertanto, la loro esclusione dalla tutela della stabilizzazione è causa di una forte diseguaglianza e ingiustizia sociale. Tali considerazioni hanno portato la segretaria della FPCGIL Molise a richiedere al Presidente della Giunta Regionale quale Commissario ad acta per il rientro dal disavanzo sanitario la fissazione di un incontro per prevedere percorsi di tutela condivisi diretti alla stabilizzazione delle dette posizioni lavorative.  “Del resto, aldilà della normativa nazionale riportata nel protocollo sottoscritto  che consente la stabilizzazione del personale sanitario medico ed infermieristico in presenza di determinati requisiti di legge; la normativa europea, la giurisprudenza nazionale e alcuni provvedimenti nazionali – Decreto del Presidente della Repubblica 26/N/2016, l.107/2015 c.d. Buona scuola – hanno garantito il diritto alla stabilizzazione dei lavoratori precari che hanno prestato la propria attività lavorativa oltre 36 mesi presso le strutture amministrative pubbliche riconoscendo l’”abuso” perpetrato da queste ultime.  Ebbene, la scrivente sigla sindacale ritiene che anche nel caso di specie ricorrano tutti i presupposti necessari a garantire la stabilità delle posizioni lavorative in parola attraverso, ad esempio, l’adozione di un apposito provvedimento commissariale”.

Di Giuseppe Saluppo

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