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Sanità: non si esce dal buio

La sanità molisana in tutta la sua complicata realtà: le scandalose liste d’attesa che hanno suggerito una delle ultime copertine del nostro giornale; i ritardi nella riorganizzazione della rete ospedaliera in un Piano sanitario regionale da piangere; le criticità finanziare (debiti). Era il banco di prova del governo regionale, con due prospettive davanti: risollevarsi (a fatica)  o peggiorare le cose. La seconda prospettiva sta purtroppo prevalendo sulla prima con l’avallo anche delle verifiche cui sono sottoposte le Regioni dal Piano di rientro dal deficit sanitario. Anni di sudditanza da Roma, anni di tentativi di razionalizzazione (falliti), anni di violenti contrasti con gli apparati sanitari pubblici, molto meno con quelli privati. I tycoon della sanità privata da tempo hanno dirizzato le orecchie in attesa degli sviluppi e della possibilità di surrogare la sanità pubblica per fare altri quattrini. Tutto sembra andare per il verso a loro conveniente, nonostante qualche rilievo in sede romana che ne potrebbe ritardare gli effetti. Aldilà di quanto è successo, sta succedendo e succederà, viene da chiedere cosa ha mai prodotto il commissariamento e cosa hanno determinato i subcommissari che si sono avvicendati, se la stagnazione del debito, la insufficienza dei servizi e la prospettiva del  risanamento rimangono incombenti e irrisolti, e il piano di riorganizzazione, ancorché non reso del tutto nella sua penalizzante destinazione, ha generato ulteriori scompensi, ulteriori limiti alla qualità dei servizi e alla certezza delle cure.

Ce da chiedere chi deve rispondere di questo, con quali prerogative e con quali attributi e, soprattutto, con quale responsabilità di fronte al popolo? Strano a dirsi, il ragno non ancora viene cavato dal buco.

Continua lo scontro/confronto, vengono a galla anche minacce giudiziarie e ritorsioni a danno chi si oppone alla deriva della sanità molisana, ma la chiave di volta di un vero processo di chiarificazione delle colpe, dei meriti e delle responsabilità non si trova. C’è confusione  sull’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (lea), sulla criticità degli standard di posti letto, sull’inappropriatezza delle prestazioni, sul mancato rispetto degli standard per l’assistenza domiciliare e semi residenziale. Un quadro avvilente, che la bacchetta magica sventolata dalla sinistra molisana in campagna elettorale e presa nelle sue mani dal presidente eletto, Frattura, non è riuscito a modificare. Sanitariamente non affondiamo in virtù della crescente attestazione di scientificità e specializzazione del Neuromed di Pozzili e della vocazione altamente umanitaria della Cattolica a corredo della qualità professionale.

Quale sanità, dunque?  Fuori dalla demonizzazione strumentale e politica, crediamo sia destinata  a prevalere quella privata/convenzionata. Giustificata dalla incorreggibile litigiosità nella sanità pubblica. Ci vorrà tempo per strutturare una sanità snella, efficiente e professionalmente di qualità. Nel frattempo abbiamo tempo e spazio per morire di malasanità.

 

Dardo

 

 

Di Dardo

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