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Sanità, non giriamoci dall’altra parte

di Giuseppe Saluppo

Sanità, perchè non si vuole contemperare le non più differibili ragioni di riassetto finanziario ed organizzativo del sistema sanitario regionale con le altrettanto sacrosante ragioni di chi ancora crede e si batte per un’offerta sanitaria che sia diritto  universale dei cittadini, riconosciuto dallo Stato di diritto? Una coperta sempre troppo corta, una missione forse impossibile, non ancora, però, una causa persa. Quali sono, ci siamo chiesti allora e ci chiediamo oggi, i sacrifici accettabili, i confini praticabili di un’opera riformatrice che non lasci i cittadini in balia della sorte? Tagliati gli ospedali pubblici di Venafro e Larino; ridotto al lumicino quello di Agnone; Isernia e Termoli depotenziati come il Cardarelli. Ora, i tagli alle strutture sanitarie accreditate. Queste sono le notizie nella loro asciutta realtà. Le implicazioni, gli effetti a lungo termine, il costo in qualità della vita, se non proprio in vite umane, è tutto ancora da verificare, da mettere in relazione anche con i beffardi tiri del destino. La partita tra diritti e opportunità, tra garanzie e regole di mercato, tra un passato gestito malissimo ed un futuro che, purtroppo, non sembra promettere di meglio, si sta giocando in questi giorni sotto i nostri occhi. Comunque la si pensi sarebbe opportuno far sentire la propria voce con i modi ed i mezzi di cui ciascuno dispone. Si sta scrivendo una pagina di storia di questa regione che, senza dubbio, cambierà la costruzione stessa su cui, fino ad ora, si è poggiato il nostro convivere civile. Quanto ne sappiamo? Ci siamo informati abbastanza? Sappiamo davvero cosa cambierà, per chi e da quando? Se non risponderemo a queste domande; se, ovviamente, avremo fatto colpevolmente a meno di porcele per tempo, saremo tutti dalla parte sbagliata della barricata. Gli assenti hanno sempre torto. Se fino ad ora, specie in campo di sanità, abbiamo probabilmente vissuto al di sopra dei nostri meriti e delle nostre possibilità, è giunto il momento, di non permettere che la cura sia peggiore del male.

Di Giuseppe Saluppo

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