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Sanità, l’assurdo delle liste di attesa

di Giuseppe Saluppo

Un esame radiologico, un’analisi del sangue, una visita specialistica, una riabilitazione diventano un calvario e, spesso, una concausa d’aggravamento del paziente per via del tempo che passa tra la richiesta e l’espletamento dell’indagine. Nel Molise del terzo millennio, della sanità che si vuole segua i canoni dell’efficienza e della trasparenza, rimane immutato il problema delle liste d’attesa.  Che rischiano, tra l’altro, di dilatare ancora di più nei tempi con la riduzione dei budget alle strutture private molisane. Tanto, che i molisani sono costretti a dovere ricorrere fuori regione con un aggravio dei costi per le esauste casse sanitarie e con un ingiusto calvario per i cittadini fiaccati dalle malattie e dall’insensibilità burocratica. Tanto, chi ha i soldi può andare dove vuole. E’ logico tutto questo? Si toglie ai molisani per dare ad altri. Problema di vecchia data e “tradizione”, che neanche la gestione commissariale è riuscita a sfiorare se non valgono a niente le proteste, a volte anche le denunce penali, a rimuovere gli ostacoli che si frappongono tra le strutture sanitarie e i cittadini. I tempi d’attesa nella sanità rimangono una piaga aperta. Un macigno sulle vane giaculatorie che cercano di raccontare un tentativo di recupero di efficienza che alla resa dei conti si rivela un miraggio. Così, questa delle liste d’attesa è la componente peggiore da accettare e da mandare giù. Nel Molise, tenuto conto del numero di ospedali, cliniche convenzionate e Centri di ricerca, la faccenda delle liste d’attesa assume aspetti e contorni paradossali. Non dovrebbero esistere e però, siccome esistono, dovrebbero esaurirsi in un battibaleno. Non succede e nessuno, a nessun livello di responsabilità, ha saputo finora spiegare perché. E a nessuno, soprattutto, viene in mente di discutere di questo problema.  A rimuovere la stagnazione delle liste d’attesa non sono valse le circolari ministeriali, le ispezioni, la determinazione di taluni manager. C’è sempre una pezza a colore:  strumenti d’indagine fuori uso; pezzi di ricambio che non si trovano; carenza di personale; alzate di spalle. E per il cittadino non c’è alternativa alla rassegnazione. Se non muore prima.

Di Giuseppe Saluppo

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