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Sanità, la mobilità attiva è fondamentale e non è una grana

E’ incredibile come sulla sanità molisana non si riesca a stabilire un punto fermo, a concludere un’analisi definitiva, ad avere la conoscenza delle decisioni assunte e poste in essere e di ciò che si vuole che si faccia ancora. Questo accade perché la sanità molisana è in costante divenire, oggetto di manipolazioni, di  interessi ondivaghi che la strattonano. Accade perché il commissario ad acta non è all’altezza del compito: un vaso di coccio tra vasi di ferro; perché i condizionamenti ministeriali direttamente e per interposta persona (i sub commissari) sono stati e sono prevalenti nella predisposizione del piano di rientro dal debito e della riorganizzazione della rete e dei servizi ospedalieri; perché il sistema sociale e politico molisano è infettato fino midollo di amorfa acquiescenza. Perché il cittadino è una entità marginale, depotenziato dei diritti e sovraccaricato di doveri.  Ai tagli impietosi dei posti letto e delle strutture ospedaliere era sembrato che la riorganizzazione sanitaria avesse intravisto  nelle strutture private / convenzionate la possibilità di bilanciare lo squilibrio. Gli ultimi movimenti, pare, siano destinati a svuotare anche quella che era sembrata una scelta tutto sommato capace di mantenere nel Molise un livello prestazionale soddisfacente, tale da richiamare utenza dall’esterno a dare sollievo al bilancio. Nel vortice confuso e confusionale in cui si muove e agisce la Regione, sarebbero finite o starebbero per finirvi il Neuromed di Pozzilli (un’eccellenza di livello nazionale) e la Cattolica di Tappino (altra eccellenza di rilievo), entrambi i presidi destinati ad essere depauperati di risorse finanziarie qualora dovesse restare in piedi il famigerato decreto 63 sulla mobilità, ancorché le più modeste, ma solo per ampiezza strutturale non certo per la qualità delle prestazioni, altre strutture sanitarie private come il Centro Oculistico Laurelli di Campobasso. Il quadro generale già di per sé deprimente si appresta quindi a diventare avvilente.

Di Giuseppe Saluppo

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