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“Sanità, ma ci sono precari di serie A e precari di serie B?”

“I sottoscrittori (85) della presente istanza, tutti già per diversi anni con contratti di collaborazione continuativa in servizio presso la ASReM– alcuni cessati, altri con rapporto ancora in atto- intendono con la presente, richiedere alle SS.LL. ogni utile determinazione per la considerazione della loro condizione, purtroppo disattesa, nell’ambito delle previsioni riguardanti la stabilizzazione dei precari che hanno operato e che continuano ad operare da anni anche in questa nostra Regione, sopperendo ad esigenze obiettive di funzionalità di servizi non sanitari, a causa del blocco del turn-over e della progressiva contrazione del personale dipendente per avvenute cessazioni dal servizio verificatesi negli ultimi anni.

Abbiamo appreso da notizie della stampa, dai servizi trasmessi dalle emittenti locali e da alcuni rappresentanti sindacali che nei Protocolli

recentemente sottoscritti dalla Regione Molise, dalla ASReM e dai Sindacati, la tanto attesa stabilizzazione è rivolta al solo personale medico e sanitario a tempo determinato e a parte dei co.co.co e co.co.pro dell’Area Sanitaria, ma esclude i Professionisti e gli Operatori delle Aree Tecniche e Amministrative del Comparto, Informatici , oltre che figure quali Assistenti Sociali, Sociologi, Psicologi e altre professionalità sanitarie, pur essendo in presenza di stesse  tipologie contrattuali , periodi di attività, connotazione del lavoro svolto, caratterizzato da obiettivi istituzionali e comprovati indici di subordinazione.

Vogliamo perciò portare alla Vostra attenzione e sensibilità, la nostra condizione di lavoratori che per diversi anni, in attesa dei provvedimenti di stabilizzazione, hanno assolto con impegno, continuità e con sacrificio attività comunque d’interesse e valenza nell’ambito dei servizi a supporto dell’apparato tecnico e amministrativo dell’Azienda Sanitaria, nell’ambito dell’organizzazione  funzionale della stessa. Avevamo atteso fiduciosi che nella programmazione dell’utilizzo delle risorse umane e professionali, a fronte dei limiti da anni imposti dal blocco del  turn-over e dal divieto di nuove assunzioni, venissero affrontate tutte le situazioni  riguardanti il precariato, in conseguenza di provvedimenti che dal lontano 2004 e protrattisi fino ad oggi, hanno portato la Azienda Sanitaria a fare ricorsoa forme  contrattuali flessibili di lavoro, atipiche, pur di poter continuare a garantire  comunque attività ritenute necessarie per il funzionamento di aree di supporto e  affiancamento ai servizi della rete territoriale e ospedaliera e ai servizi tecnici e  amministrativi aziendali.

È noto a tutti che l’intero sistema sanitario regionale risente in modo allarmante e preoccupante della carenza di professionalità non mediche e di figure appartenenti all’area del comparto. Negli ultimi 10 anni il numero dei precari ( reclutati attraverso avvisi a tempo determinato, lavoro somministrato, esternalizzazione a cooperative, selezioni pubbliche e contratti di cococo e di cocopro etc.) non hanno avuta alcuna garanzia di regolarizzazione della loro posizione, pur avendo operato in  via continuativa nel SSR e aver contribuito al suo funzionamento, sovraccaricandosi di lavoro, oltre quello consentito dal proprio contratto di lavoro, senza diritto a riposi ordinari, a malattia, a tredicesima mensilità, al pagamento di ore prestate in eccedenza rispetto alla previsione contrattuale. Molti cococo e cocopro sono stati fatti cessare dal rapporto in essere a fine anno 2015, pur avendo garantito un servizio in via continuativa, mentre altre unità sono state assunte, per lo svolgimento di attività già assicurate da quelle fatte cessare.  Da quanto ci è stato riferito la volontà attuale è quella di privilegiare solo gli ultimi assunti con profili sanitari nel periodo 2013-2016, in servizio al 28.12.2015 e chi lavorava nell’ottobre 2013, di escludere chi ha lavorato anche  per oltre dieci anni nell’Azienda Sanitaria, chi ha partecipato alla precedente procedura di stabilizzazione – avendo i requisiti previsti nel relativo avviso pubblicato sul BURM, non portata a termine, chi oggi ha un contratto di collaborazione, conferitogli solo nel 2016, a causa di procedure di selezione avviate nel 2015 e solo in parte conclusesi dopo diversi mesi dall’insediamento delle commissioni preposte.

La stabilizzazione del precariato oggi vede in Italia modalità attuative diverse in ogni regione e non sempre è tenuta in considerazione l’importanza delle risorse umane utilizzate negli ultimi anni, in tutte le forme di lavoro precario. In molte regioni la stabilizzazione è stata estesa a tutte le figure del comparto, sanitarie e non sanitarie, nella sola considerazione della tipologia contrattuale (Emilia Romagna, Puglia, Toscana ecc). Ai fini del riconoscimento della propria condizione di lavoratore subordinato, molti di noi hanno avviato contenzioso innanzi al Giudice del lavoro nelle competenti sedi territoriali, assumendo con sacrificio l’onere delle relative  spese processuali, pur di avere riconosciuto il diritto alla stabilizzazione, essendo rimasti inevasi tutti i tentativi esperiti con istanze e atti di significazione inviati  alla Regione e alla ASReM, non avendo mai ricevuto alcun riscontro. Attualmente molti giudizi sono in fase istruttoria e alcuni sono maturi per la decisione.

Si chiede perciò che nella definizione degli Accordi per la stabilizzazione del precariato e nelle procedure in fase di perfezionamento di questa Regione siano tenuti in considerazione tutti gli atti posti in essere dal 2001 ad oggi, con riguardo al personale precario, tutti i contratti atipici sottoscritti con Professionisti e Operatori per attività tecniche, informatiche, amministrative, per  figure come assistenti sociali, psicologi e sociologi, fisioterapisti e logopedisti,  posti in essere dalla Azienda Sanitaria nel corso degli anni, nelle forme  contemplate dalla Direttiva 30 aprile 2007, n.7 delMinistero per le riforme e le innovazioni nelle Pubbliche Amministrazioni, riguardante anche l’obbligo di riserve in favore di soggetti con incarichi di collaborazione.

Confidando nell’attenzione alla nostra particolare e sofferta condizione di “vecchi” e “nuovi” precari della Sanità molisana, con la speranza che la nostra posizione non venga ulteriormente mortificata ma tenuta in debito conto, in attesa cogliamo l’occasione per porgere cordiali saluti.

 

Di Giuseppe Saluppo

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