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Ripensare le infrastrutture per costruire il futuro

Alla luce delle problematiche emerse a seguito dell’interruzione della “Bifernina” è giunto il momento di intavolare una discussione seria sullo stato delle infrastrutture viarie molisane. Infatti è cosa nota che il nostro apparato viario è oramai superato, sia dalla storia che in merito al fattore sicurezza. È paradossale che nel 2018 per attraversare da un capo all’altro il Molise ci vogliano quasi due ore, è paradossale che per farlo si percorrano arterie monocorsia e lunghissimi viadotti, con tutti i risvolti negativi che ciò comporta. L’occasione per fare il “salto di qualità”, quantomeno nel campo della viabilità, l’avevamo avuta allorquando il Ministro Di Pietro ed il Presidente Iorio siglarono l’accordo per la costruzione dell’Autostrada del Molise. Un’opera strategica e fondamentale, non solo per lo sviluppo del Molise e per la valorizzazione delle aree interne, ma anche e soprattutto per il Sud Italia; infatti l’autostrada del Molise avrebbe collegato, seguendo il percorso più breve, la dorsale adriatica con quella tirrenica, agevolando di molto il trasporto di merci e soprattutto invogliando gli industriali ad investire sul nostro territorio. Il tracciato dell’abortita opera ricalcava un’arteria già utilizzata ai tempi dei romani, nonché uno dei primi progetti post unitari di collegamento, in questo caso ferroviario, tra le due sponde d’Italia, poi lasciato cadere in quanto non si disponeva delle tecnologie necessarie per arginare gli smottamenti. Dunque una grande opera che avrebbe garantito posti di lavoro sia nel breve che nel lungo periodo, ma naturalmente uccisa per le assurde ragioni che tutti noi conosciamo. Come si dice cosa fatta capo A, quindi “assassinato” il progetto autostrada è d’obbligo per la nuova giunta progettare un nuovo sistema viario che possa garantire ai cittadini molisani, e non, sicurezza e celerità. Un sistema viario quanto più celere e soprattutto a doppia corsia garantirebbe investimenti e posti di lavoro, infatti il Molise diverrebbe uno snodo strategico, proprio in virtù di ciò che dicevo prima. Investimenti uguale posti di lavoro, ma non solo, in quanto diverrebbe più agevole e di gran lunga più veloce raggiungere la nostra regione e, dunque, verrebbe garantito anche un maggior afflusso turistico, che guarda caso produce, anch’esso, ricchezza. La politica non deve avere paura di progettare le grandi opere, perché altrimenti abdicherebbe al suo ruolo naturale. I finanziamenti oggigiorno non sono di difficile reperibilità, in quanto con l’ausilio di un valido progetto di sviluppo si può attingere ai fondi europei, dunque l’opera sarebbe praticamente a costo zero per le casse regionali. Spero che il Presidente Toma e l’Assessore Niro aprano al più presto un serio dibattito in merito, promuovendo anche una sorta di stati generali delle infrastrutture. Condizione e azione necessaria affinchè il Molise possa tornare a volare.

Marco Saluppo

Di admin

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