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Ripensare il terremoto

di Giuseppe Saluppo

 

Il ricordo dei bambini e della maestra morti a causa del crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia, il 31 ottobre 2002, cade con il devastante sisma che sta interessando una fetta dell’Appennino centrale. Nonostante tutto, però, ancora non si riesce a mettere seriamente mano alla problematica dell’adeguamento sismico delle costruzioni a partire, proprio, dalle scuole che restano quelle maggiormente vulnerabili. Eppure, continuiamo a preferire interventi a valle, quando tutto si è consumato. E buttare valanghe di soldi che potrebbero essere utilizzati a monte e salvare vite umane. Non siamo un Paese del terzo mondo, anche se spesso facciamo di tutto per sembrarlo. Qualcosa in questi giorni, almeno a livello di discussione, sta uscendo nel tentativo di pensare a piani concreti. L’Ance, l’associazione costruttori edili del Molise qualcosa ha già tirato fuori.  Si faccia, allora, per davvero partire  un grande cantiere applicando la scienza della diagnosi, che è precisa, oggettiva, per l’appunto scientifica. Come il bravo medico fa la diagnosi prima di prescrivere una cura o consigliare un’operazione, la diagnosi consente anche nelle case d’intervenire solo dove è necessario grazie ad apparecchiature sofisticatissime e strumentazioni d’avanguardia. Più la diagnosi è puntuale e meno l’intervento è invasivo e costoso. Con la termografia, del resto, è possibile determinare lo stato di salute di un muro senza neppure bucarlo, proprio come un corpo vivente. Deve essere questo l’impegno prioritario ed assoluto. Che non passi il momento per, poi, dimenticare in fretta salvo svegliarsi un domani prossimo per un’altra scossa. Non gravare le case di tasse e tributi piuttosto  garantire sgravi per quanti effettuano i lavori necessari di adeguamento sismico. Così, si eviterà di sradicare la gente da dove ha vissuto. Per mantenere vivo quel legame indissolubile tra le pietre e le persone che le abitano.

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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