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In ricordo di mons.Secondo Bologna

La  sera del 3 ottobre del 1943 ingenti forze blindate della 16 Divisione Panzer tedesca , provenienti dalla linea del Volturno, dopo aver  stazionato nel centro di Campobasso  sotto gli alberi e sui marciapiedi di Villa Flora,  piazza Vittorio Emanuele e Viale Regina Elena , presumibilmente per non essere ancora attaccati dai caccia  nemici, si diressero verso Termoli. La mattina del 10 ottobre mostrerà a tutti gli effetti legati al passaggio e allo stazionamento del fronte in città. Infatti un semovente , dalle coste di Oratino, forse nell’effettuazione di tiri di aggiustamento, scaricherà sulla città numerosi colpi  che andranno a colpire vari edifici e  alcuni cittadini.   L’ artiglieria canadese , poi,   a supporto della fanteria,  con tiri calcolati alla massima gittata, colpì la città  dalle ore 21 dello stessa sera . Il  settore più bersagliato fu quello del corso Mazzini,  con l’Istituto “De Capoa”, la Caserma dei Carabinieri, il convitto “Mario Pagano” ed il  Seminario vescovile. Così descrive quella tragica serata il capitano dei Reali Carabinieri  : “ …  La sera del 10 ottobre il pericolo si fa più grave. Un intenso cannoneggiamento  si apre sulla città di Campobasso e per triste fatalità i colpi vanno a cadere in buona parte nei pressi della Caserma. Viene così colpito il piazzale della stazione ferroviaria, l ‘ Intendenza di Finanza,  , la balaustra dell’ Istituto “Mario Pagano”, e perfino il  Vescovato, nella cappella del quale l’ Ecc. il Vescovo trovavasi  a pregare con delle suore. Viene colpito il prelato alla testa e, trasportato nella caserma dell‘  Arma , vi spira poco dopo “ .  Commovente, poi,  è la descrizione dello stesso evento da parte del canonico Don Michele Ruccia : “ ….  Alle ore 21 tornammo  in Cappella. Questa volta il Vescovo prese posto all’inginocchiatoio in fondo alla Chiesa : un  sacerdote era accanto a Lui. Tra i banche le suore. Di nuovo si iniziò il rosario. E i colpi dei cannoni ora erano molto vicini. Disse al sacerdote: “ Tieni le chiavi, và  al palazzo ed apri le finestre, altrimenti con tutti gli spostamenti d’aria si romperanno i vetri”. E quello andò. Fece solo 20 metri di cammino; un colpo fortissimo e s’alzò polvere da ogni parte. Il cannone aveva rovesciato il suo ferro micidiale sulla Cappella del Seminario. Il tetto fu sfondato: caddero travi, tavole,calcinacci. Una trave colpì il Vescovo alla testa e alla spalla e oltre 60 schegge entrarono in Cappella. Quando il sacerdote tornò indietro trovò il Vescovo steso per terra,agonizzante. Iddio aveva raccolto il Suo voto :” Se per la salvezza di Campobasso  occorre una vittima, prendi me “. Con quel colpo andò via l’elettricità … non  si vedeva più nulla. Lo trasportammo nella Caserma dei Carabinieri,dove il Maggiore stava ancora. Gli demmo l’assoluzione e l’estrema unzione. Capiva ancora ma non pronunciò parola alcuna. I suoi funerali furono di guerra. Kesserlring arrivò la mattina dopo a rendere omaggio alla salma e a garantire che al momento in cui il Vescovo fu colpito i cannoni tedeschi non avevano sparato… “  Intanto per tutta la giornata del 12 e del 13 ottobre il martellamento da entrambi gli eserciti sulla città fu incessante. Alle ore 9,20 del 14 ottobre 1943 le prime truppe canadesi entrarono nell’abitato di Campobasso trasformandola in centro amministrativo,di smistamento ,di cura e di svago , tant’è che la denominarono  “Canada Town” oppure “Maple  Leaf City”, anche perché fu sede di numerosi uffici anglo-americani,il centro ricreativo del XIII corpo britannico e dei reparti di varie altre nazioni alleate, provenienti principalmente dal fronte di Cassino.  E’ doveroso, infine , ricordare quanto scritto  in occasione del primo anniversario della morte del Vescovo Monsignor  Bologna Secondo : “ ….Ora dal cielo il Pastore buono intercede per il Suo popolo , e  avvolgendo col Suo sorriso angelico la Patria carissima e la Diocesi diletta dalle Alpi al Matese benedice ancora.  Ci inchiniamo davanti a Lui, tutti. “  Si ,nel ricordarlo nella preghiera ci inchiniamo grati e commossi anche per  il Suo indimenticato   dono della vita per la salvezza della città. La Chiesa ha sempre più bisogno di Vescovi Padri e Pastori buoni come Lui.

Mons . Gabriele TETI

Di Giuseppe Saluppo

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