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Fare rete d’impresa per vincere le sfide del futuro. Al Neuromed il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia

Negli ultimi anni, il tema delle reti d’impresa registra un’attenzione sempre maggiore nel dibattito economico nazionale e ciò grazie al crescente coinvolgimento delle imprese italiane. La rivoluzione digitale che sta impegnando le aziende di tutto il mondo, in Italia richiede reti. Non parliamo in questo caso di quelle telematiche – sicuramente necessarie – ma di quelle costruite dalle imprese attraverso specifici contratti che contengono accordi di tipo strategico e operativo. Le reti d’impresa emergono oggi come possibili forme di partnership, utili per aumentare le masse critiche e permettere l’accesso alle risorse necessarie per perseguire i progetti di innovazione. Un focus specifico su ricerca e sanità si è avuto al Neuromed di Pozzilli alla presenza del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. “Serve più politica – ha detto Boccia – ma con un metodo pubblico-privato in tutti i settori. Dobbiamo mettere alle spalle i preconcetti che hanno finito con il creare dualismi inutili. Ci sono eccellenze dall’una e dall’altra parte ma solo creando sinergie possiamo guardare al futuro con ottimismo. Ecco, allora, le reti di impresa con il coinvolgimento delle università, dell’apparato pubblico e di quello privato per una politica capace di sviluppare fattori competitivi. Le realtà vincenti sono quelle che hanno puntato sull’innovazione e hanno vinto la sfida”. Del resto, il contratto di Rete è un accordo basato sulla collaborazione, lo scambio, l’aggregazione tra imprese, con lo scopo principale quello del raggiungimento di obiettivi comuni per capacità e competitività aziendale creando una potenzialità di collaborazione, scambio di know-how e l’esercizio anche in comune di attività di impresa sia per settori che complessive. “Un’occasione unica – ha detto Antonello Montante, coordinatore delle Reti di impresa in Ricerca e Sanità – per far incontrare tutte le esperienze già esistenti, per esaminare quelle collaborazioni che sono già attive nel nostro Paese, ma che devono entrare a far parte di un sistema più ampio, capace di definire il percorso unitario che legherà ricerca traslazionale e impresa.  Le reti –  ha affermato Antonello Montante, presidente di RetImpresa, l’agenzia di Confindustria che promuove e coordina lo sviluppo di questo tipo di accordi tra aziende – rappresentano un’importante opportunità che le nostre imprese non possono perdere. In particolare, la digitalizzazione delle imprese, Industria 4.0, è uno degli ambiti in cui ritengo che la collaborazione in rete possa avere i suoi effetti migliori soprattutto per il nostro sistema produttivo. Il panorama imprenditoriale italiano è infatti costituito da piccole e micro imprese, e c’è il rischio di andare incontro a una digitalizzazione poco coordinata e non efficiente, mentre con la rete si potrebbe digitalizzare in un’ottica di sistema l’intera filiera”.  Per questo sul palco del Focus al Neuromed, i rappresentanti delle reti che già uniscono gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, come accade nei settori della Cardiologia e delle Neuroscienze. Assieme a loro, gli esponenti di Confindustria, del mondo dell’Università e dei distretti tecnologici e cluster, realtà impegnate proprio nella messa in rete delle conoscenze. Il contributo dei rappresentanti del ministero della Salute ha dato un’ulteriore impulso al dibattito sulle prospettive di reti che non riguardino solo la biomedicina in senso stretto, ma che puntino a una innovazione di alto livello che possa generare ricadute su settori molto più ampi.
“Si tratta – ha spiegati Luigi Frati, direttore scientifico Irccs Neuromed – di creare modelli nuovi, ma che non partiranno da zero. E’ necessario infatti mettere a frutto le esperienze e i risultati di chi già è in rete, già lavora con questi obiettivi, ma vuole creare un orizzonte più ampio per l’Italia”.   Fare Rete per condividere conoscenze e competenze; perché le sole risorse organizzative e cognitive presenti nell’azienda non sono più sufficienti ad affrontare le sfide dei mercati globali. Ma, anche, per sviluppare maggiore potenzialità innovativa ripartendone i costi. La rete, mettendo in comunicazione imprese provenienti da diversi ambienti, risponde alla richiesta di superamento del localismo distrettuale e si configura come la naturale evoluzione del modello di collaborazione del sistema produttivo moderno. Grazie alle sue caratteristiche, il contratto di rete si adatta alle nuove istanze odierne del mercato, soprattutto internazionale, consentendo alle diverse realtà di fare squadra, di progettare sul lungo periodo un miglioramento del sistema economico nazionale e intercettare risorse per trasformale in opportunità concrete di sviluppo.

Di Giuseppe Saluppo

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