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Regione, la scia dei commissari

Detto e ridetto, senza nessun effetto. La proroga è un istituto che può essere utilizzato in via straordinaria, e per una sola volta, per il tempo strettamente necessario alla conclusione delle procedure necessarie per l’individuazione, nel caso che diciamo, del Direttore generale dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Molise. Di proroghe la Regione Molise ne fa uso ed abuso illimitato, del tutto disinteressata alle norme, ancorché ampiamente tollerata dagli organismi di controllo. Di commissari straordinari in regime di proroga se ne contano diversi: a cominciare dal commissario ad acta per il Piano di rientro dal debito della Sanità, il presidente Frattura. I commissari evidentemente fanno gioco, tornano utili a chi li nomina, soprattutto quando i nominati sono dirigenti (dipendenti) regionali, quindi vocazionalmente e culturalmente predisposti ad assecondare chi li comanda. Come pensare diversamente, se per dotarsi del direttore generale dell’Arpam la giunta il 22 giugno 2015 ha approvato l’avviso pubblico per la formazione di un elenco di candidati idonei all’incarico per poi modificarlo il 7 settembre dello stesso anno, e il 29 dicembre 2016 ha nominato la commissione per la valutazione delle candidature. A distanza di un anno la giunta non n’è venuta a capo, tant’è che  il 30 dicembre 2016 ha ritenuto opportuno prorogare per la terza volta (!) nell’incarico di commissario straordinario dell’Arpam Antonella Lavalle,  dirigente di ruolo appartenente alla dotazione organica dell’Amministrazione regionale, conferendole tutti i poteri amministrativi, di organizzazione e gestione ordinaria e straordinaria indispensabili per la continuità e la funzionalità del Agenzia, per nulla preoccupata, la giunta,  di giustificare la reiterazione dell’incarico con il fatto che la Regione “ha tuttora in fase residuale e di completamento  l’iter relativo all’approvazione dell’elenco degli idonei per il conferimento dell’incarico di direttore generale dell’Arpam (ai sensi dell’articolo 9 della legge regionale 38 del 13 dicembre 1999)”. Cosa abbia di complicato, di inestricabile quell’approvazione è uno degli arcani dietro cui gli amministratori regionali giostrano a loro piacimento con le nomine e con gli incarichi. Si saranno detti: “Meglio tenerci il commissario dirigente, nostro dipendente, peraltro a costo zero, che servirci di un estraneo che potrebbe non essere pienamente funzionale alle nostre esigenze”. Non di meno avrà pensato la stessa cosa nel momento in cui la giunta ha deciso di prorogare Gabriella Santoro, dirigente e dipendente appartenente alla dotazione organica dell’Amministrazione regionale, nel ruolo di commissario straordinario dell’Agenzia Regionale per lo Sviluppo agricolo, rurale e della pesca (Arsarp) fintanto non verranno insediati i nuovi Organi amministrativi. Anche in questo caso si è in presenza di un groviglio di atti amministrativi e di proposte  di legge che datano ai primi mesi del 2015, ancor in attesa di essere definiti e chiariti. In particolare, per il mantenimento del commissariamento dell’Arsarp è intervenuta la proposta di legge “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 26 marzo 2015, numero 4 (istituzione dell’Agenzia regionale per lo sviluppo agricolo, rurale e della pesca – Giacomo Sedati-)”, con cui il legislatore regionale intende modificare ed integrare l’assetto degli organi e dell’organizzazione dell’Agenzia, al fine di renderla più snella ed efficiente, con la previsione, tra l’altro, della figura dell’Amministratore unico, in luogo della figura del Direttore Generale. Campa cavallo, che l’erba cresce. Frattanto, una dirigente e dipendente,  peraltro a costo zero, si gode il commissariamento e il piacere di compiacere chi la ha nominata  e l’ha rinominata.

 

Dardo

 

 

 

Di Dardo

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