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Quella mobilità passiva in sanità che fa gridare allo scandalo

di Giuseppe Saluppo

Come se ci trovassimo dinanzi ad un fulmine a ciel sereno. Ma non è così. Il Rapporto Istat sulla mobilità ospedaliera, relativo al 2016, ma pubblicato ieri,   evidenzia che il Molise, con il 26,7%, è la regione con la quota più elevata di mobilità ospedaliera in uscita. Avanti alla Basilicata (23,7%) e alla Calabria (21,2%). Un dato che non è nuovo, che abbiamo portato allo scoperto da sempre ma che, una parte della politica molisana, ha finto di ignorare. Anzi, nell’ultima campagna elettorale, addirittura, ha cercato di mettere in evidenza la necessità di ridurre la parte degli accreditati privati, che generano attrazione e garantiscono una sanità di eccellenza, per rilanciare le macerie che sono sul campo e che oggi vengono fotografate, ancora una volta, dal Rapporto dell’Istat. E’ chiaro che, oggi, tocca al nuovo governo regionale adottare le decisioni migliori per correggere le storture nell’erogazione della prestazione dei servizi sanitari. Anche perché c’è un altro dato drammatico, in questa vicenda: i cittadini molisani costretti ad uscire fuori regione per le cure hanno superato la soglia della spesa cosiddetta catastrofica. Ovvero, hanno superato di oltre il 40% la loro capacità reddituale al netto delle spese di sussistenza. Ed allora, chi si è scagliato da sempre contro la sanità accreditata che, pure, ha garantito servizi di qualità e di eccellenza oggi dovrebbe riflettere attentamente sui guasti prodotti e, per fortuna dei molisani, sui guasti che ancora si sarebbero voluti aggiungere. Al nuovo governo regionale, ora, non resta che imboccare la strada della qualità e dell’eccellenza per consentire ai cittadini molisani di potersi curare nella propria terra e far diventare, anzi, sempre più il Molise territorio di attrazione sanitaria.

Di Giuseppe Saluppo

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