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Quel fascino dei Misteri che sa di antico

di Giuseppe Saluppo

 

Tuffarsi, ad una settimana dall’uscita dei Misteri, nelle sale del Museo che Giovanni Teberino custodisce gelosamente e in gran spolvero, è stato salutare. Ritrovare tanti amici che rinnovano per tutto l’anno la tradizione, è stato ancora più salubre. Quello spazio, per davvero, sembra essere uno scrigno capace di conservare l’essenza della città di Campobasso. C’è un passo di un libro che racconta di tempo e di spazio, di mistero e di inconscio. Come il sogno crea il suo bosco incantato, così una città trova radici nei concetti di tempo e di spazio in questo scrigno del Museo dei Misteri. E’ la sensazione che si ha, d’acchito. Quello che ho ritrovato lì dentro guardando Liberato, Gennaro, Fernando, Antonio, Carmine, il volto della nuova ‘Tunzella’, Maria Chiara e tanti altri che già vivono quell’uscita. Pensavo: il sogno vuole il suo bosco incantato, Campobasso ha gli Ingegni del Di Zinno che danno il senso compiuto al proprio essere e vanno oltre la vita presente. Patrimonio di tutti perché frutto di una cultura antica. E le radici profonde, non gelano.

Di Giuseppe Saluppo

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